
Immagini da Montecarlo
di Carlo CodazziNon si può vincere sempre e, diciamolo forte, l’Inter ci ha abituati molto bene, in questo senso, negli ultimi anni. Tuttavia qualche appunto va rivolto ai “nostri” relativamente all’ingloriosa prestazione offerta in quel di Montecarlo nella finale di Supercoppa Europea contro l’Atletico Madrid.
Le sconfitte sono sempre dietro l’angolo, anche contro formazioni tecnicamente inferiori (come nel caso della sfida persa con i “parenti poveri” del Real) e può capitare di giocare male mostrando evidenti imbarazzi tattici, ma quello che risulta difficile da digerire ai tifosi è il fatto di vedere i propri beneamini “molli” e deconcentrati. Le sconfitte non piacciono a nessuno, ma quando la squadra mostra di essersi impegnata al massimo delle proprie possibilità, pur giocando male, si accettano. Al contrario risultano indigesti i k.o. originati dalla svogliatezza dei propri giocatori (1 solo tiro in porta in tutta la partita: il rigore che Milito si è fatto parare allo scadere! Per non parlare della “papera” di Cesar e del sonnellino generale che ha originato il meritato raddoppio di Aguero) ed è proprio ciò che è accaduto nel principato monegasco: Zanetti e soci non si sono spremuti a fondo, probabilmente per la colpevole sottovalutazione dell’avversario e per la poca concentrazione originata dalla precedente vittoria della Supercoppa Italiana che aveva suscitato la piacevole ed ingannevole idea di un’Inter inarrestabile, fieramente lanciata verso il pieno di trofei nell’attuale anno solare.
Fatto spiacevole e grave perché si è gettata alle ortiche una coppa europea che l’Inter, nella sua gloriosa storia, non aveva mai vinto e che faceva, indubbiamente, palmares. Se proprio si doveva perdere, potendo scegliere, era meglio lasciare ai giallorossi la Supercoppa nazionale che L’Inter aveva già conquistato 4 volte e che potremmo rigiocare sicuramente con maggiore facilità, in futuro, rispetto a quella continentale. Lo 0-2 con l’Atletico rappresenta una brutta figura in un palcoscenico internazionale e all’interno di uno stadio che vedeva la presenza nettamente superiore dei supporters nerazzurri rispetto ai “colleghi” madrileni.
A nostro modesto avviso la professionalità spesso sbandierata (malamente!) ai quattro venti dai professionisti della pedata andrebbe dimostrata offrendo il massimo impegno e la massima concentrazione nell’affrontare ogni partita rispettando così i tifosi e i sacrifici che questi affrontano per seguire la squadra, soprattutto in occasione delle trasferte.
L’incontro con il Bologna, nella 1^ di serie A, non ha riscattato lo scivolone patito allo “Stade Louis II”. Il 1° t. è stato il terrificante seguito della debacle di supercoppa con la squadra ancora molle e impacciata. Decisamente migliore la ripresa in cui l’Inter ha, finalmente, fatto ricorso all’orgoglio che deve contraddistinguere un club “Campione d’Europa” obbligando i modesti avversari ad una difesa tanto disperata quanto fortunata. La truppa di Benitez si è divorata 6-7 palle-goal grazie alla maggiore determinazione e velocità di gioco. Purtroppo, però, lo 0-0 non si è sbloccato e nel carniere interista è finito un solo, misero, punticino. Per riprendersi un ruolo da protagonisti occorre ripartire dal 2° t. di Bologna.
Quali sono le cause delle defaillance di inizio stagione?I motivi possono essere vari e di diversa natura: il cambio di allenatore ( Benitez è bravissimo, ma non è un “motivatore” del calibro di Mourinho) con conseguenti modifiche nelle metodologie di allenamento e negli schemi tattici che richiedono tempi di assimilazione non brevi, le difficoltà ad impostare la preparazione e i nuovi schemi di gioco con tanti giocatori reduci dai mondiali ed arrivati ad Appiano a “singhiozzo”, la latitanza di forti motivazioni dopo una stagione trionfale, il mancato innesto di nuove linfe (Biabiany e Coutinho sono bravi, in particolare il 2°, ma ancora acerbi) destinate a ravvivare e rinforzare una squadra un po’ logora ed avanti con gli anni, un’estate passata a leggere titoli sui giornali che parlavano unicamente di cessioni eccellenti (una si è, poi, concretizzata ossia quella di Balotelli al City).
Come se non fosse stato sufficientemente grave perdere il condottiero Mou, la nostra impressione è che la società abbia lanciato troppi segnali di disimpegno (sfruttando l’alibi dell’incombente fair play finanziario) lasciando quasi intendere che dopo la conquista della Champions era giunta l’ora di “rientrare” dalle spese (alzi la mano chi si sarebbe atteso un mercato così deludente al termine della trionfale finale di Madrid). Un atteggiamento poco adatto a ricreare i giusti stimoli all’interno dello spogliatoio. Si è ripetuta la situazione che si era creata sulla sponda bilanista negli ultimi anni a causa della decisione di Berlusconi di “chiudere” i cordoni della borsa con risultati conseguenti.
Ma la politica (Fini ci ha messo lo zampino!) ha convinto Silvio ad investire nuovamente per non perdere voti tra le fila dei fans rossoneri e per rilanciare la propria immagine vincente e così ci ritroviamo “Ibracadabra” a Milanello con Robinho al suo seguito.
Forse il nostro patron era convinto che nessuno dei concorrenti in Italia avrebbe messo a segno “colpi” rilevanti e che bastasse trattenere Maicon (a gennaio possibile scambio con Kakà? Vedremo), cedendo il solo Balotelli, per portare a casa l’ennesimo scudetto e le 3 coppe che dovevamo giocarci da agosto a Natale, quasi rinunciando in partenza ad un bis in Champions. Un calcolo errato anche a livello etico perché se la società intendeva soltanto “vendere” senza migliorare la squadra (chiamata alla difficile, ma doverosamente dignitosa difesa di un titolo europeo conquistato dopo 45 anni!) doveva, perlomeno, non aumentare i prezzi di abbonamenti (eliminati addirittura gli abbonamenti “ridotti” nel 2° e 3° anello), biglietti e tessere degli Inter Club.
Confidiamo che il nostro grande presidente ritrovi subito l’entusiasmo necessario per mantenere l’Inter al vertice sia in campo nazionale che INTERnazionale contribuendo così alla riscossa mentale della squadra. Persa la Supercoppa Europea restano sul piatto altri ghiotti trofei da conquistare tra i quali un affascinante “Mondiale per Club”.