giovedì 26 febbraio 2015
venerdì 20 febbraio 2015
INTER NOS: COMMENTO TRA GLASGOW E FUTURO
Il Medioevo di disperazione e delusione di una stagione mai così mediocre e senza squilli era tale che molti di noi erano convinti che nelle partite contro Palermo e Atalanta avessimo avversi i favori del pronostico.
Non si trattava di essere intertristi, neologismo coniato dagli esageratamente ottimisti per amore (ciechi di fronte alle risultanze del campo), ma realisti per il percorso di (mancata) crescita e continuità dell’Inter di Mazzarri prima e Mancini poi, imprigionata in un limbo di classifica senza apparenti sbocchi in un senso o nell’altro; troppo forte per dover lottare per non retrocedere in questa serie A, troppo limitata per dover puntare al terzo posto.
Se contro i siciliani potevano esserci maggiori motivazioni per le feroci critiche post Sassuolo e per l’eliminazione da polli in Coppa Italia, a Bergamo, in un campo caldissimo e antisportivo per la paura di retrocedere e a noi tradizionalmente ostile (il classico provincialismo verso il capoluogo regionale, salvo poi inginocchiarsi di fronte a quello piemontese….), avremmo giudicato se si fosse trattato di vera svolta.
La risposta, anche dopo il largo 4 a 1, non è semplice perchè sulla città orobica ha imperversato la tempesta perfetta Guarin: non quella la cui furia cieca distruggeva ogni cosa (avversari e trame di gioco dei compagni) e a cui siamo abituati, ma quella selettiva, calma e armonica capace di stravolgere il normale andamento di una partita.
Vengono quindi nascoste o accantonate le incertezze difensive che finiscono per far abbassare retroguardia e centrocampo, la difficoltà a sottrarsi al pressing altrui con una adeguata circolazione della palla e l’inconsistenza delle punte nella giornata in cui, senza Icardi rispedito a casa per un virus, avevano l’occasione ideale per sovvertire le gerarchie, almeno come partecipazione al gioco collettivo.
Diciamo la verità: il Mancini zen, innamorato tradito della Premier League, integralista del 4-2-3-1 e del gioco sulle fasce senza averne gli interpreti, mal si adattava ad una realtà magmatica e concreta come quella nerazzurra.
Gli eventi, soprattutto quelli negativi, lo hanno riportato sulla terra e i risultati in campionato sono evidenti: due vittorie consecutive, 7 gol fatti e 1 solo subito, maggiore sensazione di equilibrio se non ancora di solidità e sicurezza, prestazione all’altezza della terza forza del campionato in coppa in un match in cui loro avevano in campo più titolari o presunti tali rispetto a noi.
Siamo ancora in tempo per toglierci qualche soddisfazione quest’anno e prendere un buon abbrivio per il prossimo. A Bergamo Guarin ha fatto benissimo.
Se è vero che con un altro centrocampista vero come Brozovic le responsabilità, anche difensive, sono minori (il croato però soffre di più la pressione costante degli avversari, mentre emerge con il possesso palla e la ripartenza offensiva), lo è altrettanto che per il Guaro è sempre una questione di testa e di fiducia ad influenzare il suo rendimento.
Se l’allenatore punta di lui, se lo fa sentire importante se non indispensabile, se lo schiera in una posizione in cui ha compiti chiari in una squadra più organizzata, ne otterrà una maggiore serenità e lucidità nella gestione dei 90 minuti.
Questo non significa che di colpo spariranno gli errori, gli alti e bassi, i passaggi sbagliati, ma che li vedremo meno e saranno abbondantemente compensati da pregi quali gol (finora 5) e assist (finora 8).
Shaqiri è intoccabile nella nuova Inter, è l’unico che ha cambio di ritmo, velocità e intensità dalla trequarti in su di livello europeo e Dio solo sa quanto nell’Inter di oggi sono peculiarità sconosciute ai più. Come se non bastasse, ha personalità e sicurezza nelle proprie qualità, non si nasconde (come Kovacic…) neppure quando la giornata non è delle migliori in quanto a precisione.
Tenendo alto il baricentro si nota meno anche uno dei suoi limiti, ossia la sua scarsa efficacia in fase di ripiegamento: infatti recupera pochissimi palloni e non è continuo nei 90 minuti. E’ un giocatore d’attacco che punta l’uomo, accelera, crea superiorità e va al tiro, non la classica ala che crossa o il trequartista che detta anche da fermo l’ultimo passaggio.
L’Inter ha confermato pregi e difetti ieri sera al Celtic Park: facilità ad arrivare al gol e migliorata circolazione della palla da un lato, imbarazzi difensivi in zona centrale e scarso filtro sulle fasce dall’altro. La rabbia a caldo per la vittoria sfumata nel recupero lenita dal risultato che ci favorisce in ottica qualificazione.
Pioggia, freddo, stadio pieno, atmosfera calda: il ritorno alla fase ad eliminazione diretta dell’Inter in Europa è ricco di fascino ed il pubblico nerazzurro ha risposto in massa, con ben 2 mila tifosi al seguito.
Tornerà a casa con il piacevole sapore di una qualificazione più vicina agli ottavi di finale condita da 3 gol segnati in trasferta (sono 10 nelle ultime tre partite), ma con il retrogusto amaro di una vittoria sfuggita in extremis dopo una serata da incubo per i nostri difensori e più in generale per la fase di non possesso, con le fasce in sofferenza anche per la scarsa copertura dei due interni.
Mancini non potrà eliminare del tutto gli errori individuali e dovrà quindi nuovamente insistere sulla difesa alta, sulla capacità di tenere il pallone il più possibile (e di farlo circolare con lucidità) perchè quando ce l’hanno gli altri e ci pressano, andiamo in sofferenza e prendiamo regolarmente gol.
La coppia Ranocchia-Juan Jesus è una summa di ignoranza tattica, mediocrità tecnica e tremolante personalità raramente vista in 30 anni e passa di difensori (e Vidic deve essere in condizioni drammatiche per non poter neppure dargli il cambio giocando ogni 3 giorni), ma Campagnaro non è da meno e anche Santon, poco e mal protetto da Kuzmanovic (Lothar Guarin è rimasto a Bergamo…), ha perso tempo e precisione nelle coperture. Mai avrei pensato di aspettare con impazienza il ritorno di due onesti mestieranti come Andreolli e D’Ambrosio.
La baracca la tengono in piedi le parate di Carrizo, la grinta e il senso di posizione di Medel e la qualità assoluta di Shaqiri, l’unico con il carisma e l’esperienza a questi livelli per non perdere la testa al primo errore come molti suoi compagni, stavolta ben supportato da Palacio, mentre Icardi, quando è lasciato solo tra due difensori, è inefficace e impalpabile.
Peccato perchè i primi 20 minuti in cui i ragazzi avevano messo in pratica alla perfezione quanto chiedeva il mister nella circolazione della palla si è visto il gap a livello tecnico con gli scozzesi, bravi a non mollare mai e a raddoppiarci sulle fasce nel primo tempo, preferendo poi affidarsi ai lanci in zona centrale quando siamo passati al 4-5-1 e, dopo i cambi (fallimentari) nella ripresa, addirittura al 3-5-2 mazzarriano….
Non è bastato per portare a casa i 3 punti e la beffa l’ha firmata Guidetti, pupillo di Branca e più volte nel mirino dei nerazzurri in passato. Giusto così.
Tra sette giorni non dovremo solo gestire il risultato perchè finiremmo per complicarci la vita, non abbiamo la sicurezza e la maturità necessari per farlo e quindi servirà continuare ad affidarci all’attacco, l’unico reparto che nelle ultime partite pare aver davvero svoltato. L’Inter invece non lo farà mai completamente con questi uomini e, forse, con uno schema in Europa davvero poco utile per reggere gli urti sulle fasce.
martedì 17 febbraio 2015
L'INTER PRIMAVERA TRIONFA AL TORNEO DI VIAREGGIO
VIAREGGIO - Settimo trionfo al Torneo di Viareggio per l'Inter che sotto gli occhi di Roberto Mancini batte 2-1 il Verona e si laurea campione della manifestazione. In gol Bonazzoli (super torneo il suo), già nel giro della prima squadra, poi pareggio di Cappelluzzo e sigillo finale a pochi minuti dal termine di Giamfy. Battuto 2-1 il Verona.
Naturalmente felice per il successo a fine partita Roberto Mancini: "I ragazzi sono stati bravi, non è facile giocare tante partite in pochi giorni, c'è anche la stanchezza che si fa sentire. Ma oggi l'Inter ha giocato bene e ha meritato di vincere. Bonazzoli? Ha l'età giusta per giocare ancora qua quindi è servito sicuramente. E' bravo".
Dall'Indonesia il presidente Thohir si è complimentato con la Primavera dell'Inter: "È con orgoglio che ci tengo a fare i miei complimenti a questi ragazzi che hanno saputo con bravura e tenacia conquistare la Viareggio Cup. Bravi loro e bravo Stefano Vecchi, che sta dimostrando di saper coltivare il talento di questi giovani ed esaltarlo. Seguo con attenzione e passione il lavoro di tutto il nostro settore giovanile, per l'Inter un vero e proprio fiore all'occhiello, di cui andiamo fieri, e che è riconosciuto come un'eccellenza non solo in Italia ma anche all'estero". Poi il presidente apre ad esordi in prima squadra dei giovani più promettenti: "Chi sa far bene e lo dimostra può avere grandi occasioni, questo i nostri ragazzi lo sanno ed è bello vedere come lottano per un ideale, per dimostrare il loro talento, per l'Inter. Insieme il nostro sarà un grande futuro".
IL TABELLINO DELLA FINALE
INTER-HELLAS VERONA 2-1
INTER: 1 Radu; 2 Gyamfi, 5 Yao, 19 Sciacca, 3 Dimarco (37' st Miangue); 8 Palazzi, 10 Gnoukouri (45' st Steffè), 20 Rocca; 7 Camara, 9 Bonazzoli, 16 Ventre (20' st Baldini). A disposizione: 12 Pissardo, 21 Costa, 6 Della Giovanna, 13 Popa, 15 Dabo, 17 Crosato, 22 Appiah, 24 Rapaic. Allenatore: Stefano Vecchi.
HELLAS VERONA: 1 Gollini; 15 Boateng (10' st Perini), 6 Boni, 5 Rossi (1' st Riccardi), 3 Tentardini; 7 Bearzotti (45' st Dagnoni), 8 Guglielmelli, 16 Checchini (12' st Miketic), 10 Speri (20' st Moretto); 9 Cappelluzzo, 11 Fares. A disposizione: 23 Ferrari, 13 Moretto, 19 Ocelka, 21 Gilli, 24 Piccinini. Allenatore: Massimo Pavanel.
Arbitro: Mazzoleni di Bergamo
Marcatori: Bonazzoli (2'), Cappelluzzo (15' st), Gyamfi (44' st)
Ammoniti: Rossi (31') Recupero: 0' - 5' Assistenti: Manganelli e Ranghetti
lunedì 16 febbraio 2015
STRAPOTERE GUARIN, INTER SUPER ANCHE A BERGAMO
Nel segno di Fredy Guarin: un rigore procurato, due bellissimi gol e un assist da parte del colombiano. L'Inter stravince a Bergamo coi gol di Shaqiri al 2', su calcio di rigore, il pari di Moralez al 27', poi la rete di Guarin al 37' e nella ripresa ancora Guarin al 18', infine Palacio al 27'.
LA PARTITA
Un rigore, subito. Ad aprire la scena è il contatto Bellini-Guarin dopo 56 secondi, spalle alla porta l'interista che cade, voltandosi, sulla pressione dell'atalantino. C'è o non c'è il rigore?. E' uno di quei penalty di infinite discussioni, Banti (l'arbitro) si esime dal dubbio e sul dischetto va Shaqiri: Sportiello intuisce e devia, ma non quanto basta per evitare al 2' lo 0-1 in favore interista. Cominciare così, è un bel modo di farlo (per l'Inter, ovvio). Non c'è Icardi, al centro dell'attacco. Sorpresa dell'ultima ora (virus intestinale), al suo posto Palacio con Podolski ripescato, Shaqiri al posto di competenza e Brozovic a dettare la linea del gioco. L'Atalanta tutta energia e gioco rapido incassa il colpo e parte, immediatamente, a testa bassa. Non sono le qualità agonistiche il difetto orobico, è risaputo. E perdipiù Pinilla e Moralez in attacco sanno come mettere a disagio Ranocchia e compagnia.
Da quel punto-rigore la sfida diventa una sorta di monologo nerazzurro (di casa), con l'Inter che difende e riparte, ma in modo assai flebile, e Mancini che si lamenta in panchina, perchè i suoi -lo dice e si vede- non fanno tre passaggi di fila, oppressi dalla pressione avversaria. Succede un po' di tutto, per una ventina di minuti: occasione di Pinilla al 9', alta; occasionissima per lo stesso Pinilla al 18', che alza sopra la traversa il pallone di Zappacosta, a porta vuota; il gol dell'1'1 di Moralez al 27', su assist di Pinilla che contende il pallone a Ranocchia e glielo ruba (Ranocchia se ne lamenta). Il diagonale di Moralez risulta imprendibile.
Ci sono anche un paio di mezze risse, due volte l'Atalanta reclama rigori che non ci sono. E dopo mezz'ora e l'1-1 acquisito, l'Atalanta tende -come dire- a riflettere e l'Inter ne trae beneficio. Uscendo dai suoi impacci e trovando (finalmente) quel giro-palla con tanto di possesso come deve fare una "grande" che si ritiene tale.
E questa supremazia diventa subito vantaggio-bis in virtù di una invenzione di Guarin, che al 37' affonda al centro e dal limite accarezza un pallone liftato che s'infila alla destra di Sportiello. Gol d'autore di un giocatore che dopo tre anni di Inter ha trovato -lo si vede- l'allenatore giusto per lui. Guarin è l'uomo ovunque del gioco manciniano.
Fuori Moralez (infortunio) dentro Denis. Colantuono deve cambiare, la partita cambia subito, nella ripresa. C'è più Inter, fin dal principio. L'Atalanta sembra davvero aver consumato il pieno di energie. E all'8' il fattore-Benalouane si abbatte sui suoi: ammonito per un fallo su Palacio, dice qualcosa di troppo all'arbitro e si prende il secondo giallo che vuol dire Atalanta in dieci. E per l'Inter il predominio del gioco, dunque della partita, diventa pressoché assoluto.
E in tale contesto, è ancora Fredy Guarin a sollevarsi di un palmo: se è lui il simbolo dell'era Mancini, segna come faceva il Mancio dei tempi d'oro. Rivedere il gol del 3-1 al 18' st, con un tiro da limite mirato all'incrocio sul quale Sportiello può solo fermarsi e ammirare. Il rigore procurato e due gol per il colombiano. Che fare di più e di meglio? E' il gol che segna la resa atalantina. L'ingresso di Baselli, prima dell 1'-3, e quello di Kovacic subito dopo (per Shaqiri) fanno da sfondo alla quaterna interista firmata da Palacio (rieccolo) che manda in porta un comodo pallone sull'assist -indovinate un po'- dello straordinario Guarin. Siamo al 27', l'Inter può godersi il ritorno alla vittoria in quel di Bergamo dopo 7 anni. L'ultima volta era accaduto con Mancini in panchina. E oggi per Mancio è il "primato" di stagione con la seconda vittoria consecutiva. La risalita continua.
IL TABELLINO
ATALANTA-INTER 1-4
(primo tempo 1-2)
ATALANTA (4-4-1-1): Sportiello; A. Masiello, Stendardo, Benalouane, Bellini; Zappacosta, Cigarini (30' st Emanuelson), Carmona, A. Gomez (13' st Baselli); Maxi Moralez (1' st Denis); Pinilla. A disp. Avramov, Biava, Scaloni, Del Grosso, Migliaccio, Grassi, D'Alessandro, Boakye, Bianchi. All. Colantuono
INTER (4-3-1-2): Handanovic; Campagnaro, Ranocchia, Juan Jesus, Santon; Guarin, Medel, Brozovic (37' st Kuzmanovic); Shaqiri (23' st Kovacic); Palacio (30' st Hernanes), Podolski. A disp: Carrizo, Berni, Vidic, Donkor, Dodò, Obi, Puscas. All. Mancini
Arbitro: Banti
Marcatori: 2' Shaqiri (I) rig, 27' Moralez (A), 37' Guarin (I), 18' st Guarin (I), 27' st Palacio (I)
Ammoniti: Carmona, Moralez, Pinilla, Banalouane (A), Juan Jesus, Shaqiri (I)
Espulsi: Benalouane (A)
domenica 15 febbraio 2015
L'INTER ASFALTA IL PALERMO 3-0 E TORNA A CORRERE
Un po’ di luce a San Siro. Nel grigiore degli ultimi mesi, i lampi di Guarin e Icardi bastano e avanzano all’Inter per battere il Palermo e ritrovare un po’ di autostima. Dopo tre sconfitte consecutive con Sassuolo, Torino e Napoli (in Coppa Italia), la squadra di Mancini torna a vincere agganciando i ‘cugini’ milanisti al nono posto in classifica.
IL LAMPO DI GUARIN - Mancini lancia subito Santon e Brozovic, dopo l’esordio al San Paolo. A sorpresa il tecnico lascia invece in panchina Kovacic (è la seconda gara consecutiva in cui il croato non parte nell'undici iniziale) e Podolski. Nel tridente con Icardi, preferiti Palacio e Shaqiri. Volenteroso e propositivo, lo svizzero si muove bene sull’esterno creando subito problemi alla difesa rosanero. Iachini, senza Andelkovic squalificato, inserisce Daprelà ma non è la stessa cosa. L’Inter attacca e si rende pericolosa soprattutto sui calci da fermo. Al 7’ Sorrentino è bravissimo a deviare un colpo di testa di Juan Jesus. Al 16’, però, il portiere del Palermo non può fare nulla. Calcio d’angolo battuto da Shaqiri, Guarin stacca più in alto, anticipa anche Ranocchia ed esulta nel boato del Meazza. L’Inter prende coraggio e gestisce bene il gioco, mentre la squadra di Iachini stenta. Con il collaudato duo Vazquez-Dybala in ombra, è Rigoni il più pericoloso dei suoi con un inserimento sotto porta al 25’ che mette i brividi ad Handanovic. Al 36’ Mancini perde Nagatomo per infortunio, al suo posto entra Dodò.
LA DOPPIETTA DI ICARDI - Il Palermo riparte meglio, più concentrato e tatticamente ordinato. L’Inter fatica a gestire il gioco e rischia. Al 7’ occasione incredibile per i rosanero: Handanovic si salva su Dybala, sulla ribattuta arriva Vazquez che colpisce il palo. Con la difesa nerazzurra completamente ferma, Dybala riesce ancora ad arrivare per primo sul pallone vagante ma a un metro dalla porta riesce nell’impresa di tirare fuori tra lo stupore dello stadio. E’ una scossa per la squadra di Mancini, che ritrova un po’ di smalto e poco dopo sfiora il raddoppio. Bravissimo e molto sfortunato Icardi, che con un colpo di testa addirittura da fuori area sorprende Sorrentino ma colpisce il palo. L’attaccante ci riprova e al 20’ fa centro con un destro rasoterra. I compagni vorrebbero festeggiarlo, ma l’argentino preferisce non esultare. La reazione del Palermo è troppo debole per impensierire i nerazzurri. La squadra di Mancini controlla e nel finale trova il 3-0 ancora con uno scatenato Icardi. Dai fischi agli applausi.
IL TABELLINO
INTER-PALERMO 3-0
(primo tempo 1-0)
INTER (4-3-1-2) Handanovic; Santon, Ranocchia, Juan Jesus, Nagatomo (dal 36' Dodò); Guarin, Medel, Brozovic; Shaqiri (dal 39' s.t. Kovacic; Icardi, Palacio (dal 37' s.t. Campagnaro). (Carrizo, Berni, Podolski, Kuzmanovic, Obi, Puscas, Hernanes, Bonazzoli). All.: Mancini.
PALERMO (3-5-2) Sorrentino; Terzi, Gonzalez, Daprelà; Morganella (dal 30' s.t. Rispoli), Rigoni, Jajalo (dal 21' s.t. Belotti), Barreto, Lazaar (dal 32' s.t. Emerson); Vazquez, Dybala. (Ujkani, Fulignati, Milanovic, Joao Silva, Della Rocca, Bolzoni, Chochev, Quaison, Ortiz). All.: Iachini.
MARCATORI 16' Guarin; 20' s.t. e 44' s.t. Icardi
ARBITRO Guida di Torre Annunziata.
NOTE Ammoniti: Medel, Morganella, Juan Jesus, Rigoni, Gonzalez. Angoli: 8-2 per l'Inter. Recupero: 1'; 4'.
sabato 14 febbraio 2015
TG C'E' SOLO L'INTER PER RE - 5^ PUNTATA 2015
Presenta CARLO CODAZZI Presidente dell'INTERCLUB di Reggio Emilia
ospite Pierpaolo Zucchetti speaker Pallacanastro Reggiana
Direttore quotidiano online 4minuti.it e del settimanale Il Giornale di Reggio
LINK: GUARDA IL VIDEO
giovedì 12 febbraio 2015
ZANETTI STORY: AL CINEMA IL 27 FEBBRAIO! PREVENDITA ESCLUSIVA
Abbiamo il piacere di informarvi che in occasione della proiezione di Zanetti Story, in programma venerdì 27 febbraio alle ore 20.30, tutti gli inter club regolarmente affiliati al Centro Coordinamento avranno diritto a 3 giorni di prevendita esclusiva oltre ad uno sconto sul prezzo del biglietto.
Nei giorni 2, 3 e 4 febbraio tutti i presidenti dei club e i coordinatori, mostrando la propria tessera, potranno recarsi presso le sale che proietteranno la pellicola ed acquistare in anteprima i biglietti (anche per i propri soci) scegliendo i posti migliori a disposizione.
Il Centro Coordinamento ha fornito a tutte le sale l’elenco dei Presidenti dei club che hanno indicato il loro nome e la loro carica all’interno della sezione “organigramma” nel portale ccic.inter.it e dei Coordinatori. Queste persone sono quindi autorizzate ad effettuare prenotazioni anche per i propri soci. Purtroppo chi non ha mai provveduto ad indicare il nominativo del presidente non potrà direttamente usufruire dell’iniziativa. L’invito, per questi Inter Club, è quello di rivolgersi ad un sodalizio “vicino” oppure a contattare il proprio coordinatore di riferimento.
Il prezzo del biglietto è di € 10,00 più i diritti di prevendita (variabile tra € 1,00 e € 1,50). Dopo il 4 febbraio sarà possibile acquistare il biglietto da parte dei singoli soci mostrando sempre la propria tessera, usufruendo sempre dello sconto a disposizione. Il giorno 27 sarà possibile invece acquistare direttamente nelle sale senza il diritto di prevendita (previa disponibilità dei posti).
A seguire il link dove potrete trovare maggiori dettagli circa la presentazione del film, il programma della serata e l’elenco delle sale dove verrà proiettata la pellicola:
http://www.nexodigital.it/1/id_398/Zanetti-Story.asp
mercoledì 11 febbraio 2015
ROMA-JUVE-MILAN: ACQUISTA UN BIGLIETTO E VINCI UN OMAGGIO!
Una nuova promozione per te! Se acquisti un biglietto per le gare INTER-ROMA, INTER-JUVENTUS o INTER-MILAN, sottoscrivendo la tessera di socio Inter Club Reggio Emilia a 19 euro anziché 22 euro, partecipi all'estrazione di 1 BIGLIETTO OMAGGIO del settore SECONDO ANELLO ROSSO o ARANCIO. Affrettati !! C'è tempo solo fino al 28 febbraio. Info interclubreggio@gmail.com
martedì 10 febbraio 2015
DUE PACCHETTI SPECIALI DI GARE A PREZZI AGEVOLATI
Per seguire l'Inter a San Siro, la società ha messo a disposizione 2 nuovi pacchetti di gare a prezzi agevolati.
I pacchetti potranno essere acquistati tramite il nostro Inter Club recandosi presso la ns. sede, ovvero il Piccolo Paradiso, o presso la filiale in centro a Reggio Emilia, ossia il Bar Franzoni (anche nominato Bar Baltimora) in Via Roma n. 2/C. Si possono altresì acquistare tramite bonifico bancario versando l'importo del pacchetto utilizzando il codice iban IT53J0316501600000011512019 intestato a INTER CLUB G. MEAZZA REGGIO EMILIA NERAZZURRA indicando nella causale: "acq. pacchetto DERBY o JUVE + un nome degli acquirenti (ad es: acq. pacchetto JUVE Rossi)". Per info scrivere mail a interclubreggio@gmail.com o contattare il n. 3482990278 (dopo le 19 fino alle 21).
Guarda sotto la tabella riportata e acquista il tuo "pacchetto" il prima possibile!!! AMALA
PACCHETTO
MILAN (19/4) CHIEVO (3/5) PARMA (4/4)
Prezzo per
il pacchetto di 3 partite casalinghe
|
|
Primo Verde
|
EUR 90
|
Primo Blu
|
EUR 90
|
Primo Arancio (155-156-165-166)
|
EUR 190
|
Primo Arancio Laterale
|
EUR 130
|
Secondo Rosso
|
EUR 100
|
Secondo Arancio
|
EUR 100
|
Secondo Verde
|
EUR 65
|
PACCHETTO
JUVE (17/5) CESENA (15/3) FIORENTINA (1/3)
Prezzo per
il pacchetto di 3 partite casalinghe
|
|
Primo Verde
|
EUR 90
|
Primo Blu
|
EUR 90
|
Primo Arancio (155-156-165-166)
|
EUR 190
|
Primo Arancio Laterale
|
EUR 130
|
Secondo Arancio
|
EUR 100
|
Secondo Rosso
|
EUR 100
|
Secondo Verde
|
EUR 65
|
Secondo Blu
|
EUR 65
|
sabato 7 febbraio 2015
INTER NOS, RIFLESSIONI TRA MERCATO E FUTURO
INTER NOS - di Giuseppe Careri
Per il secondo anno consecutivo, Erick Thohir è stato costretto ad intervenire sul mercato di gennaio per rimediare a quello che non era stato fatto la prima volta (causa trattativa per l’acquisto della maggioranza delle azioni) o era stato fatto male la seconda volta (al fatto che Mazzarri abbia chiesto scommesse a zero o giovani da formare e non calciatori di ben altra dimensione ci possono credere solo i fan boys societari) in estate.
E’ una strategia rischiosa e spesso perdente perché è disponibile solo chi ha giocato poco negli ultimi mesi (e quindi ha necessità di tempo per ritrovare la condizione se non addirittura per ambientarsi in un campionato diverso) e di solito capita a chi campione non è, non lo è più, e forse mai lo sarà (mi riferisco ai giovani, sui quali è spesso impossibile fare previsioni sulla loro dimensione futura).
Dovendo tra l’altro impegnare la società per un periodo spesso superiore ai 6 mesi di prestito, la possibilità di ritrovarti in rosa calciatori che durante la sessione tradizionale di calciomercato non avresti mai preso e che finiscono per essere fuori dal progetto tecnico futuro a breve termine sono molto alte.
Ciononostante, non era possibile comportarsi diversamente per il presidente indonesiano per sostenere la scelta presa a novembre di cambiare un allenatore con mentalità provinciale ed aziendalista, con idee di gioco italianiste e con la peculiarità di adottare la difesa a 3 ( o a 5) con un altro vincente ovunque sia andato, abituato ad allenare grandi giocatori e con una filosofia tattica, evoluta nel tempo, che lo porta a preferire un calcio basato su velocità, tecnica, sviluppo sulle fasce e retroguardia alta (a 4) per sostenere possesso e attacco.
Come sostenuto dai pochi che non si facevano condizionare dall’odio e dai pregiudizi verso Mazzarri, pensare di avere una rosa adatta, sia per qualità che per caratteristiche, per tradurre in campo le proprie convinzioni e permettergli di rientrare nella lotta per il terzo posto conquistando una lunga striscia di risultati positivi, non era realistico (e i 10 punti in 10 partite della gestione Mancini stanno lì a dimostrarlo).
A meno che il club già nella prima decade di gennaio fosse riuscito ad inserire almeno 5/6 nuovi titolari in grado di cambiare volto alla squadra e di alzarne vertiginosamente e rapidamente la competitività.
Il Mancio era conscio della drammatica situazione economica nerazzurra in attesa di sanzione dalla Uefa per non aver rispettato il Fair Play Finanziario, ma era convinto che, sfruttando le sue conoscenze e la sua influenza, nonchè mettendo nel mirino elementi sottoutilizzati o ai margini tecnici, da prelevare a zero o con un esborso contenuto, si potesse comunque costruire l’Inter dell’immagine precedente.
Ci è andato, ci siamo andati molto vicini, molto più di quello che possa sembrare ora.
La priorità era innanzitutto negli esterni offensivi, indispensabili per varare il 4231 (o il 433) e ruolo del tutto scoperto nella nostra rosa.
L’investimento di circa 15 milioni previsto per Cerci (scambiato dal Bblilan co Torres) viene dirottato su un calciatore davvero in grado di fare la differenza e con le potenzialità per imporsi da protagonista anche sulla scena europea. Xxerdan Shaqiri viene avvicinato dal nostro uomo mercato già dalla scorsa estate e quando Guardiola durante la pausa invernale della Bundesliga acconsente di cederlo, tenendo fede ad una vecchia promessa, l’Inter si fionda su di lui e lo strappa alla concorrenza di club come il Liverpool con una formula di trasferimento favorita dai buonissimi rapporti con Rummenigge (e con lo stesso Pep). Prestito gratuito fino a giugno, poi diritto di riscatto a 15 milioni di euro più 2-3 di bonus legati a presenze e partecipazione in Champions League in tre anni. E’ un capolavoro negoziale che giustamente esalta le folle perchè, pur se bocciato dal sistema tattico iper organizzato del Bayern e demotivato per la concorrenza di Robben, Ribery e Gotze, il kosovaro di nazionalità svizzera ha doti tecniche e fisiche, come intensità e velocità, tipiche del calcio moderno e spesso sconosciute alle nostre latitudini. Pur se anarchico e con la tendenza ad accentrarsi, è l’ala perfetta per il calcio che ha in testa Mancini.
Il primo acquisto della sessione invernale era stato Podolski, campione del mondo in carica, due finali e una carriera curiosamente declinata da protagonista solo in una delle Nazionali più importanti del mondo, ma con molti alti e bassi di rendimento e fortune nei club.
Di fatto solo nella natia Colonia, prima e dopo l’esperienza in Baviera, si dimostra determinante nonchè attaccante prolifico e considerandone la relativa dimensione, non è sbagliato considerare Lukas incapace di essere all’altezza della concorrenza per una intera stagione in realtà ben più impegnative come Bayern e Arsenal. In maglia rossa segna 15 reti in 3 anni, inanella prestazioni altalenanti e finisce spesso in panchina, non riuscirà mai ad eguagliare quanto realizzato e conquistato sul campo dagli amici Klose e Schwiensteiger, pur godendo di una stima e fiducia nazional popolare non inferiore. Così il salvagente che gli lancia Wenger nel 2012, dopo l’ennesima cavalcata estiva in Nazionale agli Europei, per tornare nel calcio che conta sembra davvero la sua ultima chance per imporsi.
Anche in Inghilterra però, in un ruolo da punta vera e non da esterno come in Nazionale, quindi più sopportabile a livello fisico, parte bene nei primi sei mesi, poi inizia un progressivo ma lento declino che lo porterà ai margini della sua squadra anche come minutaggio e due anni e mezzo dopo ad un nuovo trasferimento. Oltre 30 gol in maglia Gunners ne certificano come la definitiva trasformazione in attaccante di non molto movimento, ma quando dal mercato arrivano Welbeck e soprattutto Alexis Sanchez, oltre al confermato Giroud, riecco il fantasma della spietata concorrenza del Bayern.
Il breve excursus sulla storia professionale di Podolski è indispensabile per chiarire che l’Inter ha preso un calciatore che l’esterno offensivo lo fa (o meglio lo faceva, il Mondiale l’ha vissuto dalla panca), solo occasionalmente e che non è una garanzia nè di rendimento nè di brillante condizione fisica.
La scommessa di Mancini sta nel fatto che per qualche mese possa ritrovarsi, adattarsi ad un ruolo non suo (come fece Eto’o), aiutare o addirittura sostituire Icardi nella produzione offensiva e iniettare esperienza internazionale, abitudine a confrontarsi in tornei più competitivi del nostro in una rosa in cui nessuno ha vinto qualcosa di importante.
La formula adottata, prestito senza diritto di riscatto per l’impossibilità di versare più dei 600mila euro promessi all’Arsenal, è quindi la migliore per permettere all’Inter di giudicarne ambientamento, integrità e utilità nel nostro sistema. Utilità che pare limitata se continuerà ad essere impiegato in una posizione in cui è troppo lontano dalla porta ed in cui non riesce mai a dare il proprio apporto in fase di non possesso palla.
Mancini aveva poi chiesto un regista basso, un distributore di palloni, di grande intelligenza tattica e presenza fisica, a cui affiancare un centrocampista più fisico, con più chili e centimetri dei nostri, capace di portare un pressing alto per recuperare il pallone più in fretta.
La scelta era caduta su Lucas Leiva del Liverpool, anni 28, immalinconito in panchina ad Anfield con il quale era già stato trovato l’accordo con il suo agente e per cui si garantiva ai Reds un prestito con obbligo di riscatto a 8-10milioni, e su Lassana Diarra, anni 29, fermo da 6 mesi per una querelle con la Lokomotiv Mosca, che già aveva sostenuto a fine dicembre le visite mediche.
Dovevano arrivare anche prima di Shaqiri, ma il cambio di schema di Rodgers ha rilanciato il brasiliano e l’impossibilità di essere sicuri di non dover pagare il cartellino ai russi a seguito del procedimento legale contro l’ex del Real Madrid, ha condizionato la nostra strategia a tal punto da non essere riusciti a trovare un piano B realmente praticabile (da Mario Suarez a Thiago Motta).
Quindi non c’è il regista con senso della posizione nè un innesto con importanti doti atletiche e fisiche, ossia i due profili indispensabili per il 4231 e richiesti a gran voce dal tecnico.
Si è preferito guardare al futuro e investire su un nazionale croato di 23 anni, uno che, per dirla alla Mancini, potrebbe essere un titolare importante dell’Inter tra 6 mesi. Un calciatore duttile, capace di giocare nei due di centrocampo, con un piede tale da poter essere impiegato in una selezione che in mezzo schiera Modric, Rakitic e Kovacic.
Mancini sapeva bene che con sei terzini (Nagatomo, Dodò, Campagnaro, D’Ambrosio, Jonathan, M’Baye) e quattro centrali (Vidic, Juan Jesus, Ranocchia, Andreolli) in rosa non poteva aspettarsi granchè dal mercato di gennaio, ma è altrettanto sicuro che sia un reparto da rifondare quasi completamente. E aveva individuato in Nastasic, relegato in panca da Pellegrini, il profilo ideale, in prestito con diritto di riscatto, per partire in maniera soft con il nuovo corso, anche perchè considera l’ex Manchester United non più adatto reattivo per reggere fisicamente una linea arretrata più alta (non a torto, come si è abbondantemente visto). Per l’estate invece la preferenza per la corsia sinistra va verso il suo pupillo Kolarov, anche lui non più titolare al City.
Purtroppo l’ex viola è andato allo Schalke 04 e i dirigenti nerazzurri si sono convinti a spendere una cifra importante, 8 milioni, per un giovane come il colombiano Murillo, 23anni, in forza al Granada dei Pozzo, tentati ma non convinti di lasciarlo partire subito per Milano.
Quindi, per tamponare l’emergenza e l’inaffidabilità della nostra difesa, Ausilio ha iniziato un balletto non molto edificante tra i vari Rhodolfo, Vida, Benalouane, Rolando, senza riuscire a chiudere perchè nessuna garanzia di riscatto poteva assicurare alle controparti. Si è così scelto di sacrificare il presente per non allungare la lista di mediocri in futuro. E non è sbagliato.
Al fotofinish è sbucato il cavallo di ritorno Santon, disperso a Newcastle dopo i soliti problemi al ginocchio che difficilmente lo aiuteranno a raggiungere le 10 presenze da titolare, condizione per far scattare il riscatto automatico. Mi pare una scelta fatta più per regalare un contentino a Mancini e per dargli una alternativa in più nelle liste Uefa, che una reale necessità di puntare su di lui per più di 6 mesi.
Ausilio aveva ricevuto il legittimo input di non cedere titolari che a fine anno dovrebbero garantire maggiori introiti. Restava come al solito poca carne al fuoco monetizzabile e
l’unica strada, percorsa con intelligenza, era l’inevitabile sacrificio di qualche giovane per impedire un rosso di mercato nelle due sessioni della stagione 2014-2015.
Aver individuato nella Sampdoria di Ferrero il partner giusto per ottenere una decina di milioni dalle cessioni di Duncan e Bonazzoli (quest’ultimo con il diritto di riacquisto e una percentuale dalla futura vendita), sulla scia di quanto fatto dalla Juve con il Sassuolo per Berardi e Zaza, è una operazione finanziariamente e sportivamente (nel breve non avrebbero avuto chance di giocare da noi) ineccepibile, sebbene sia sintomatica delle condizioni di difficoltà economica della società di Thohir (prossima ad aumentare l’esposizione debitoria con i nuovi bond).
Se poi i vari M’Baye, Alvarez, Taider, Schelotto e Pereira saranno effettivamente acquistati dai rispettivi club, potrebbe mettere in questo bilancio una cifra vicina ai 40 milioni che era impensabile fino a qualche mese fa per calciatori del tutto inidonei ad essere utili a qualsiasi nostro progetto tecnico. In attesa che, nel 2015-2016, riesca a piazzare Icardi, Handanovic, Hernanes per il loro valore o almeno per quello che sono stati presi, il vero banco di prova del direttore sportivo, dopo la quasi totale bocciatura decretata dal campo oltrechè da Mancini degli acquisti del 2014.
Shaqiri e Brozovic gratis fino a giugno e a prezzi assolutamente legittimi per il riscatto dal luglio 2015, Santon e Podolski in prestito senza particolari obbighi, l’investimento su un giovane che gioca già in un campionato importante da titolare come Murillo, la cessione senza particolari drammi di due giovani: il giudizio in sè non può che essere abbondantemente positivo sulle operazioni effettuate.
Se però l’obiettivo era regalare a Mancini una rosa immediatamente competitiva con le migliori e con calciatori più adatti alle sue idee di gioco, il voto tende inevitabilmente verso l’insufficienza perchè non c’è traccia dei due centrocampisti già pronti e con caratteristiche ideali per il 4231, così come di almeno un difensore e di un altro attaccante esterno che sostituisca numericamente e come utilità Osvaldo.
Non vedo alternative per il mister all’attuazione di un piano di lavoro tecnico e tattico rivolto verso il futuro, esonerandolo da qualsiasi obbligo di risultato importante in stagione, in aperto contrasto con gli intendimenti della società di reinserirsi nella lotta per il terzo posto fin da subito (significa che Thohir e Moratti si prendano la responsabilità dell’eventuale fallimento). E’ tuttavia indispensabile evitare figuracce come quella di Sassuolo, apportando quei correttivi necessari (inserire almeno un altro centrocampista di lotta e di governo) per colmare il gap fisico e proteggere al meglio la balbettante difesa.
lunedì 2 febbraio 2015
SASSUOLO-INTER: CHE DELUSIONE PER I NERAZZURRI A REGGIO EMILIA!
La coreografia della Curva Nord al Mapei Stadium per Sassuolo-Inter
IL COMMENTO - di Carlo Codazzi
IL SASSUOLO HA UMILIATO L’INTER AL MAPEI TRAVOLGENDOLA CON LE RETI DI ZAZA, SANSONE E BERARDI. I NEROVERDI HANNO GIOCATO UNA GARA PERFETTA CHE HA EVIDENZIATO LA SCARSA PERSONALITA’ E I LIMITI DEGLI UOMINI DI MANCINI. PER I NERAZZURRI IN GOL ICARDI, POI SONORAMENTE CONTESTATO DALLA CURVA NORD INTERISTA. BRUTTO INFORTUNIO PER TERRANOVA. NEL NERVOSO FINALE ESPULSI SANSONE E DONKOR (da "Reggio Report")
Il Sassuolo ha vendicato il 7-0 dell’andata e ha steso l’Inter 3-1. I neroverdi non erano mai riusciti segnare all’Inter nei precedenti tre confronti di serie “A” e sono riusciti a rifilare ai “bauscia” 3 reti in un colpo solo regalando una grande gioia ai propri tifosi e, soprattutto, al proprio patron Giorgio Squinzi che, come è noto, è milanista. Zaza , Sansone e Berardi, che compongono il magnifico trio d’attacco sassolese, hanno scritto la storia provocando il sorpasso in classifica da parte del team di Di Francesco ai danni proprio dei nerazzurri che adesso devono cominciare a guardarsi dietro le spalle ed allontanare i pensieri d’Europa. Sogni europei che invece può nutrire il Sassuolo nonostante in sala stampa il mister neroverde, Di Francesco, abbia insistito sulla salvezza da raggiungere al più presto. L’Inter non era partita male e già al 4’ aveva sfiorato il vantaggio, su azione d’angolo, con un colpo di testa di Vidic che aveva costretto Consigli ad una difficile deviazione in tuffo. Sei minuti più tardi Donkor ha servito Podolski, con un bel rasoterra da destra, ma il tedesco, entrato in area, si è fatto anticipare all’ultimo da Longhi. Qui l’Inter si è spenta e il Sassuolo ha cominciato a macinare gioco con il centrocampo composto da Biondini, Missiroli e Magnanelli che hanno preso il sopravvento su Guarin e Medel. Al 14’ Handanovic ha smanacciato in corner un cross di Vrsaljko che stava finendo sulla testa di Zaza. E’ stato il preludio al gol che è arrivato al 16’: Missiroli è fuggito sulla sinistra e ha depositato il pallone sui piedi di Zaza che ha controllato e poi si è girato rapidamente spedendo, di sinistro, un missile all’incrocio dei pali che ha lasciato di stucco Handanovic. Particolarmente colpevole nella circostanza Vidic che ha lasciato troppo spazio all’attaccante della nazionale. La scalcagnata Inter Manciniana è completamente crollata come si conviene alle formazioni prive di certezze e di personalità che alle prime difficoltà affondano. Al 21’ l’Inter è partita in contropiede con Kovacic che invece di approfittare del corridoio per battere a rete ha tentato di servire l’inesistente Podolski sciupando tutto. Un minuto dopo è stato Dodò a scagliare una mozzarella verso Consigli. L’Inter non riusciva a tirare in porta e il Sassuolo controllava, ripartiva e spaventava i già traballanti avversari. Al 29’ è arrivato il goal che ha chiuso il match grazie ad una prodezza di Sansone che sulla destra prima ha “scherzato” Palacio, poi con un bolide di collo destro ha tolto le ragnatele all’incrocio dei pali siglando il raddoppio dei padroni di casa. Nella circostanza Handanovic è sembrato fuori posizione e poco reattivo, senza nulla togliere alla bellezza balistica della conclusione vincente di Sansone. Prima della pausa il Sassuolo ha reclamato a lungo per la mancata concessione di un rigore in seguito ad un colpo di testa dello scatenato Sansone che, a pochi passi dalla porta di Handanovic, è finito su un braccio di Ranocchia. Secondo il nostro modesto parere la decisione del Sig. Valeri è stata corretta perché il fallo di mano non è sembrato volontario, inoltre è stato Sansone a spingere nettamente il difensore nerazzurro prima di colpire di testa. Nei primi 45’ il Sassuolo ha mostrato una disposizione tattica perfetta e ha giocato un calcio “totale” che ha messo in difficoltà l’Inter versione “Molok”, ovvero lenta, macchinosa e priva di spunti e sbocchi in fase offensiva. Completamente fuori partita almeno tre dei quattro giocatori d’attacco perché l’unico a tentare qualcosa è stato Shaqiri.
Dopo il the ci si aspettava dei cambi immediati da parte di Mancini invece, alla ripresa, l’Inter si è presentata con lo stesso undici. Il primo nerazzurro a tentare d’infastidire Consigli è stato il solito Shaqiri con una conclusione a giro a lato di poco al 54’. Finalmente, il tecnico interista ha provato a smuovere le stagnanti acque nerazzurre inserendo Icardi per lo spento Podolski. L’Inter si è ravvivata un po’, ma è stato sempre il solo Shaqiri a portare pericoli ai padroni di casa. Al 62’ un cross dello svizzero da destra ha sfilato sotto il naso di Consigli, ma nessun attaccante nerazzurro è riuscito ad intervenire. Dopo un altro paio di minuti il nazionale rossocrociato ha fatto tremare il legno alla sinistra di Consigli con un sinistro rasoterra. Il Sassuolo, dopo aver speso molte energie nella prima parte di gara, si è limitato a coprire bene gli spazi cercando l’azione di rimessa. Zaza, infatti, ha sfiorato il terzo gol proprio in ripartenza obbligando Ranocchia a respingere una sua conclusione a porta vuota al 65’. L’unico ad aver voglia di giocare degli undici in maglia nerazzurra ha continuato ad essere Shaqiri che al 68’ ha cercato, invano, di superare il portiere emiliano con un pallonetto dopo aver ricevuto un assist da Icardi che aveva rubato palla grazie ad un disimpegno errato del Sassuolo. Altro tentativo da parte di Mancini di rianimare la propria esanime creatura al 77’. Dentro Brozovic e fuori Vidic. Come se non fosse abbastanza comica l’azione dell’Inter sul campo è diventato comico pure il cambio perché è parso proprio che il “Mancio” avesse richiamato Donkor e non il lungo serbo . Sempre in vena di comicità Dodò ha trovato il modo di fallire in maniera ridicola l’1-2 facendosi fermare sulla linea di porta da Consigli un pallone che, ricevuto da Brozovic, chiedeva solo di essere spinto in rete. Mancini le ha tentate proprio tutte e al 78’ ha spedito in campo il gioiello della primavera George Puscas per lo “zombie” Palacio. Sulla sponda di casa Gazzola aveva rilevato Longhi, infortunatosi, al 60’ e al 74’ Di Francesco ha blindato il bunker neroverde mettendo Antei per Missiroli (molto buona la sua prova). Al 77’ Donkor ha rimediato un giallo che riportiamo per le conseguenze che ha avuto nel finale di partita. Il neo entrato Puscas ha mostrato la verve sconosciuta a buona parte dei suoi compagni sfiorando il gol al 79’ al termine di una bella discesa sulla sinistra terminata con una botta di destro che ha costretto Consigli ad una difficile risposta . Sul prosieguo dell’azione l’estremo emiliano è stato bravissimo a deviare con la punta delle dita in tuffo , sulla sua destra, un rasoterra chirurgico di Brozovic. I nuovi innesti operati da Mancini hanno prodotto qualche piccola scossa nella faticosa manovra interista ma, soprattutto, l’inserimento di Icardi affiancato in area da Puscas ha dato più profondità e più punti di riferimento alla squadra milanese. Si è arrivati, così, alla rete degli ospiti all’83’: Icardi si è lanciato su un avventato passaggio all’indietro di Magnanelli aggirando Consigli e depositando in rete di destro. Due minuti prima una delle colonne della difesa di Di Francesco, Emanuele Terranova, è stato costretto ad abbandonare il terreno a causa di un infortunio che è parso subito piuttosto serio. Per lui è entrato Brighi. Ci si aspettava che l’Inter chiudesse in area Zaza e soci, invece sono stati i padroni di casa a tornare pericolosamente dalle parti di Handanovic grazie a Kovacic che è inciampato sul pallone nella propria metà campo dando il via ad una ripartenza del Sassuolo chiusa affannosamente in angolo da Ranocchia.
All’89’ Sansone ha incredibilmente perso il controllo dei nervi e si è fatto espellere dopo un calcione rifilato, a gioco fermo, a un difensore nerazzurro sulla linea del fallo laterale . Ne è nato un parapiglia che Valeri è riuscito a sedare. L’arbitro ha decretato 6’ di recupero utili solo agli emiliani che hanno ristabilito le distanze al 92’ con un rigore trasformato da Berardi che ha spiazzato lo “specialista” Handanovic. A noi il rigore non è parso così solare come al pubblico: premiata la furbizia di Zaza e punita l’ingenuità di Donkor. Simone è entrato in area infilandosi tra Ranocchia e Donkor allungandosi il pallone, il colored nerazzurro ha allungato ingenuamente la gamba sinistra che Zaza non ha fatto nulla per evitare. Tripudio neroverde al fischio finale e thrilling in casa nerazzurra. Un manipolo di giocatori interisti è andato a scusarsi sotto la curva ospite, Icardi ha lanciato ai tifosi la propria maglia che un ultrà nerazzurro gli ha rispedito indietro. Icardi ha reagito verbalmente, pare, insultando gli ultrà dell’Inter che hanno reagito, a loro volta, con potenti cori di insulti rivolti all’infuriato argentino. Un finale indegno di una squadra che di grande, ormai, ha solo il nome. Come dicevamo, una meritata ovazione di trionfo per gli uomini di Di Francesco tatticamente perfetti, generosi e micidiali nelle incursioni offensive. Berardi, Sansone e Zaza costituiscono davvero un trio da favola che ha fatto impallidire Palacio, Podolski e Kovacic. A salvarsi per i nerazzurri, là davanti, dei quattro schierati inizialmente da Mancini il solo Shaqiri.
TABELLINO
SASSUOLO-INTER 3-1 (p.t. : 2-0)
Marcatori: 16’ Zaza, 29’Sansone, 83’Icardi, 92’Berardi(R)
SASSUOLO: Consigli, Longhi,(60’Gazzola), Cannavaro, Terranova (81’ Brighi),Vrsaljko; Biondini, Magnanelli, Missiroli (75’Antei); Sansone, Zaza, Berardi. (Pomini, Polito,Chibsah, Bianco, Lodesani, Sereni, Floccari. All. Di Francesco.
INTER: Handanovic, Dodò, Vidic (69’ Brozovic), Ranocchia, Donkor; Medel, Guarin; Podolski(55’ Icardi), Kovacic, Shaqiri; Palacio (77’Puscas). (Carrizo, Berni, Kuzmanoivic,Obi, Sciacca, Hernanes, Dimarco, Bonazzoli) .All. Mancini.
NOTE: Spettatori 18446 (paganti 10699). Incasso 423858,00. Ammoniti: Missiroli (S), Zaza(S), Berardi (S), Vidic (I), Medel (I), Ranocchia (I), Icardi (I). Espulsi: Sansone (S) 89’, Donkor (I) 91’.
Arbitro: Valeri di Roma. Assistenti: Costanzo e Schenone. 4° ufficiale: Passeri di Gubbio. Arbitri di porta: Cervellera e La Penna.
Iscriviti a:
Post (Atom)







