domenica 26 febbraio 2012

venerdì 24 febbraio 2012

MOMENTO INTER: CRISI, MERCATO E DIRIGENZA...


Da sinistra: Oriali (ormai ex), il Presidente Moratti e Branca.

Riceviamo e pubblichiamo da un tesserato che ci segue da Bari
e più di una volta ci ha chiesto di pubblicarlo (a titolo personale)

L'ANALISI - di Marco Triggiani

DALLA PUGLIA PER INTERISTI D.O.C.
RACCONTI VERI DI STORIA NERAZZURRA


L'immenso caro indimenticabile, grande amico e gran signore Giacinto "Cipe" Facchetti, ha sempre dato tutto per l'inter, e quando le cose non andavano per il verso giusto si rammaricava tantissimo. Cipe aveva individuato in Lele Oriali la persona giusta per garantire una certa continuità, in modo da avere all'interno della Società una vera bandiera interista, una persona seria, competente, capace di tenere lo spogliatoio e capace di affrontare le problematiche del mercato come pochi... Ebbene tutto lo sfascio è iniziato dal dopo Mou-Oriali, perchè è da quel momento che il sig. Moratti ha deciso di rompere il giocattolo e non riusciamo a comprenderne i motivi.

Non è possibile, caro Presidente, accettare con l'arrivo di Benitez, anche un certo Amedeo Carboni (...ma chi è costui?), non è possibile mandar via il grande Oriali (probabilmente su sconsiderato consiglio di Branca & C.) e di fatto quindi, sfasciare la dirigenza della società. Vi posso dire che Branca ha mal sopportato la presenza di Lele proprio perchè Lele è un grande! Lui invece? Forse un raccomandato? A proposito di Branca voglio raccontarvi un fatto vero accadutomi personalmente qui a Bari anni fa, quando diventò dirigente dell'Inter come responsabile generale del dopo Moretti. Andai di proposito a trovarlo in albergo all'Hotel "Villa Romanazzi Carducci" di Bari, e mi sembrò una persona molto cordiale seria e disponibile.

Gli dissi chiaramente, senza peli sulla lingua, che in qualità di tifoso d.o.c. molto conosciuto all'Inter (e non per falsa modestia), che lui era il benvenuto per noi tifosi interisti, e lo pregai di non commettere gli stessi errori del Dott. Moretti. Gli raccontai altresì tanti altri episodi accaduti all'Inter a causa di quel "personaggio" che con la scusa di Inter Campus riuscì a scalare i vertici della Dirigenza sin a diventare Direttore Generale, commettendo una serie di errori imperdonabili nella gestione della Società. Fece arrivare all'Inter un certo Terraneo (milanista), a espletare il compito di Direttore Sportivo. In quel periodo, quando arrivò Hector Cuper, Giacinto Facchetti era intenzionato ad affiancargli in panchina un italiano, una persona di fiducia Inter per problemi di ambientamento e di lingua (candidati erano Castellini, Oriali, ecc.) e invece il Dott. Moretti disse no. In panchina nessun italiano, solo Cuper con il suo staff gestito esclusivamente da Terraneo... Consigliai anche Branca di andare d'accordo con Lele Oriali, gli dissi che avrebbero formato una coppia vincente, giovane e motivata e che soprattutto dava fiducia a tutti noi tifosi per l'attaccamento ai colori neroazzurri. Branca mi promise che ce l'avrebbe messa tutta e che con Oriali i rapporti erano ottimi. Ahimè, la mia fu solamente un'illusione !!! Ebbene cari amici fidati nerazzurri, si è visto cos' è poi successo!

Purtroppo all'Inter abbiamo sempre visto personaggi discutibili in ruoli forse troppo importanti.
Veniamo ad oggi, al fianco di Branca c'è un certo Ausilio che fa il Direttore Sportivo. Ma chi è costui? Era segretario del settore giovanile. Ausilio deve moltissimo ad un vero signore e grandissimo tifoso interista: Mario "magia" Mereghetti. Ricordo che il grande amico Mario fu cacciato in pochi minuti dal Dott. Moretti, che cancellò 41 anni di Inter in pochi minuti. Dopo Mereghetti, era chiaro che sarebbe toccato ad Oriali. Perchè all'Inter le persone serie durano poco? Lo domando a voi e vi prego di dirmi la vostra. Potrei continuare ancora con tanti altri esempi...

La verità è che all'Inter dopo Mou e Oriali è stata la fine di un sogno. Società inesistente, dirigenti affamati solo di visibilità e gloria, con l'obiettivo di coltivare il proprio orticcello. Meditate gente nerazzurra, meditate... per il bene dell'Inter, per il grande amore che ci lega a questa squadra! E' inutile dare le colpe a Ranieri, Gasperini, Benitez, Leonardo. L'inter non ha società.

I DIRIGENTI, GLI ALLENATORI, I GIOCATORI PASSANO, CAMBIANO CON GLI ANNI, L'INTER INVECE RIMANE, MA SOPRATTUTTO RIMANGONO PER SEMPRE I TIFOSI NERAZZURRI !!


Chi vuole contraddire lo faccia pure senza problemi. Accetto serenamente critiche costruttive. Forza Inter per sempre!!

giovedì 23 febbraio 2012

BRUTTI E SFORTUNATI: A MARSIGLIA ANCORA KO


Chivu sbaglia e il Marsiglia stende l'Inter al 93' (stavolta immeritatamente)

INTER, A MARSIGLIA ARRIVA L'ENNESIMA SCONFITTA.
NERAZZURRI BRUTTI E SFORTUNATI: AYEW DECIDE AL 93°!
RANIERI SCONSOLATO: "LA SCONFITTA E' LA FOTOGRAFIA DELLA NOSTRA SITUAZIONE".


IL COMMENTO - di Giuseppe Careri

Marsiglia dista da Lourdes 150 km. Chissà che Massimo Moratti, ieri presente al Velodrome, non abbia pensato di far fare alla sua Inter una "piccola" deviazione prima di tornare a Milano. Perchè ai nerazzurri non gira nulla per il verso giusto, neanche la fortuna, che però aiuta gli audaci e l'Inter ieri sera non lo è stata.

TUTTI A LOURDES - Stavolta è stato anche un colpo basso della buona sorte, l’Inter aveva giocato una partita determinata, ma poco efficace in attacco. Più convinta e attenta in difesa, un’idea pazza per l’attacco con quei tre messi insieme in modo stravagante… Contrariamente a quanto si pensava alla vigilia, Claudio Ranieri ha cominciato la partita con il 4-3-2-1, con Sneijder e Zarate dietro all'unica punta Forlan. Attacco dell’Inter con soli tre gol (sulla carta) all’attivo, in questa stagione: uno a testa per Sneijder, Forlan e Zarate. Roba da…. roulette russa. E se Forlan ha provato subito a dimostrare la bontà della scelta (sua la prima occasione gol, deviata con bel riflesso dal portiere), gli altri due hanno ripresentato la solita carta d’identità: un minestrone di incompiute e pochi palloni decenti giocati per i compagni. Vada per Zarate che ha una testolina piccola, piccola ed ha trovato un tipo duro da passare come Azpilicueta, ma Sneijder poteva degnarsi di qualche colpo in più. L’Inter è partita con grande attenzione a centrocampo, stretta nelle linee, rinsaldata in difesa dalla presenza di Samuel. Non a caso i primi interventi di Lucio sono stati degni della luna buona. I francesi hanno provato ad imporre il gioco, ma con la tipicità del loro Dna calcistico: gran movimento, tanto proporsi e scarsa pericolosità. Brandao ha visto brutta aria in area e si è spesso assentato. L’Inter ha provato a giocare con contropiedi veloci, lavorato molto sulle fasce laterali. I tre d’attacco non proprio decisivi nel far male o nel far paura. Tanto di cappello invece ai due vecchioni, Cambiasso e Zanetti, che hanno mostrato a tutta la squadra come andava giocata questa partita. Tutti gli ex campioni del mondo, anche Maicon uscito a metà partita per un problema al ginocchio, hanno cercato di dare buone risposte. Sneijder invece si è comportato come la primadonna un po’ svagata: qualche colpo, un po’ di corsa ma suvvia: non guardatemi e non toccatemi! Forlan ha cercato di adeguarsi al giocare dei vecchi campioni, Cambiasso ha provato a farbreccia sulla sinistra ma i suoi assist non hanno mai trovato conclusioni degne dai compagni: un tiretto smunto di Zarate dopo 36 minuti gridava vendetta.

ZARATE E WES FLOP - Dunque esclusione eccellente per Diego Milito, l'unico che sembrava certo del posto là davanti. Ben presto però è apparso chiaro come il tridente nerazzurro fosse solamente uno specchietto per le allodole, una sorta di trappola per invogliare il Marsiglia a sbilanciarsi, per poi colpirlo in contropiede. La mossa, almeno nella prima mezzora, è sembrata valida, tanto che per poco Forlan non ha portato in vantaggio l'Inter. Ben presto però Deschamps ha capito l'antifona e così abbiamo assistito ad una partita quantomai tattica, priva di emozioni e di occasioni da gol, insomma di rara bruttezza. Lo 0 a 0 sarebbe stato il risultato più giusto, se non altro per la pochezza mostrata da ambo le parti, ma siccome l'Inter attuale ha la solidità di una casa di paglia, alla prima vera palla gol è arrivata la beffa. Ed ora il discorso qualificazione si fa complicato, una sorta di mission impossible per l’Inter dell’ultimo mese (servirà una vittoria con almeno due gol di scarto).

MARSIGLIA POCA COSA - Saponetta di Marsiglia…. Solo noi potevamo perdere contro questo Marsiglia. Solo noi potevamo gettare al vento all’ultimo minuto il lavoro certosino degli altri 92. Non ho parole, sinceramente. Perché al di là dei demeriti, non ce ne va bene una che una. Abbiamo scelto di contenere per non correre rischi, ce l’avevamo fatta senza alcun calo di concentrazione. Fino al 93’. Un corner nato dal nulla e il gol di André Ayew, quello stesso che tanto ci aveva rotto le scatole in area di rigore in precedenza. Ma come si fa? Se la missione era non subire gol, l’avevamo portata a termine. Poi, quella 'schifezza' su un calcio d’angolo come tanti e arriva l’ennesima batosta, la quinta delle ultime sei partite. Siamo sfortunati, è lapalissiano, ma spesso ce le cerchiamo. Non si può così, non si può!!! Mi sento, senza troppi giri di parole, come se lo avessi preso in quel posto, e credo che molti tifosi abbiano la stessa sensazione, Ranieri e Moratti compresi. Avverto su di me gli effetti della famigerata saponetta che sotto le docce ti scivola dalle mani, con un francese alle tue spalle che approfitta della tua unica distrazione per colpirti, e farti male. Ecco, ci è scivolata dalle mani la saponetta di Marsiglia…..

ATTEGGIAMENTO SBAGLIATO - Temevo che il fondo fosse ancora lontano, è così. Continuiamo a perdere senza alcun intervallo, siamo allo sbando anche senza meritarlo. Non condivido l’atteggiamento dell’Inter al Velodrome, l’OM non era quel mostro che mediaticamente era stato descritto nei giorni scorsi. Anzi, tutt’altro. Con un pizzico di convinzione in più e due giocatori veri in attacco al posto dei fumosi Zarate e Sneijder, un paio dei loro errori sul fuorigioco avremmo potuto sfruttarli. Con il senno di poi è facile parlare, ma più della prestazione la rete di Ayew punisce le intenzioni di una squadra che, per scelta, ha preferito limitare i danni invece di crearne all’avversario. La fortuna aiuta gli audaci, noi siamo stati pavidi all’inverosimile. Premiata dunque una squadra a mio avviso modestissima come il Marsiglia, decisamente inferiore alle aspettative ed estremamente scolastica in fase d’attacco. Sarebbe bastata una giocata di talento di uno dei nostri giocatori per passare, ma con il freno a mano tirato dove si pretende di andare? Statistiche alla mano, è la sesta partita delle ultime sette in cui non andiamo in gol. Mondonico, dopo averci battuti in casa, da grande esperto di questo gioco che è il calcio ha detto la cosa più ovvia: è semplice. Infatti, se non segniamo mai un motivo c’è: non tiriamo in porta. Semplice. Con due punte (vere) e Sneijder (quello vero, non il suo sosia….) avremmo vinto facilmente. Ne sono convinto. Ma la mia convinzione non vale nulla. Bacchetto per l’ennesima volta anche Ranieri, è inevitabile perché in panchina tra Milito e Pazzini un’alternativa almeno a Zarate c’era. Così come un possibile sostituto di Forlan, ancora in ritardo di condizione e stanco nell’ultimo quarto d’ora. Anche perché lasciato isolato….


IL TABELLINO

MARSIGLIA-INTER 1-0 (primo tempo 0-0)

Marsiglia (4-2-3-1): Mandanda; Azpilicueta (80' Fanni), N’Kolou, Morel, Diawara; Diarra, Cheyrou (83' Kaboré); Amalfitano, Valbuena, Ayew; Brandao (72' J.Ayew). A disp: Bracigliano, Traoré, Sabo, Gignac.
Inter (4-3-1-2): Julio Cesar; Maicon (46' Nagatomo), Lucio, Samuel, Chivu; Zanetti, Cambiasso, Stankovic; Sneijder; Forlan, Zarate (62' Obi). A disp: Castellazzi, Ranocchia, Nagatomo, Poli, Milito, Pazzini.
Arbitro: Cakir (Turchia)
Marcatori: André Ayew (M) al 93'.
Ammoniti: Stankovic, Zarate, Chivu (I); Diawara (M)


LE PAGELLE

Julio Cesar 5 - Ordinaria amministrazione. Non era neanche al cento per cento, per carità. E si vede: ultimamente, in occasione dei corner degli avversari, mi ricorda Toldo…
Maicon 5,5 -
Non è il Maicon che tutti conoscono. Spinge poco e si limita a contenere con le buone o con le cattive le offensive di André Ayew. Poi esci per problemi ad un ginocchio (dal 46' Nagatomo 5,5 - Entra subito bene nel match, copre tutta la fascia con grande dinamismo, ma negli ultimi minuti soffre nel gioco di testa)
Lucio 6 - Sempre puntuale nelle chiusure e negli interventi, anche se in qualche occasione si lascia andare a sciocchezze di leziosismo che potrebbero costare caro. Samuel 6 - Non soffre le palle alte e aiuta Lucio a fermare Brandao.
Chivu 4 - Si perde André Ayew all'ultimo secondo su calcio d'angolo. Spesso va in affanno e prende anche un giallo. Diffidato, non ci sarà al ritorno. Che peccato!...
Zanetti 6,5 - Solita partita di corsa e cuore per il capitano che cerca di dare l'esempio, trascinando la squadra ma a volte è da solo.
Cambiasso 6,5 - Un Cambiasso così non si vedeva da tempo. Gioca leggermente defilato a sinistra, recupera palloni, cerca di verticalizzare veloce e quando può si butta nello spazio. Buoni alcuni traversoni bassi nel primo tempo mal giocati dagli attaccanti.
Stankovic 5 - Gioca da mediano ma fatica e molto. Troppi passaggi sbagliati per uno come lui. Tarda a velocizzare la manovra e pressato va in difficoltà. Avrebbe sul piede, in mischia, l'occasione per sbloccare la gara ma calcia debolmente.
Sneijder 4,5 - Doveva essere lui l'uomo in più per l'Inter e invece è apparso l'ombra di se stesso. Primo tempo da incubo: mai nella manovra ed errori individuali clamorosi per uno come lui. Nella ripresa solo un bella intuizione per Nagatomo ma troppo poco. L'olandese in questa Inter è diventato davvero un rebus: se Van Basten dice che Wes pensa già ai prossimi Europei, avrà i suoi motivi….
Forlan 6 - L'uruguayano è il più pericoloso là davanti. Si muove sempre bene tra i due lenti centrali del Marisglia. Mandanda gli nega il gol ma si vede che sta recuperando la forma migliore. La sua qualità servirà a questa Inter.
Zarate 4,5 - Gli manca il ritmo partita e si vede. Ranieri si aspettava di più da lui ma l'argentino delude. Non salta mai l'uomo e non azzecca i passaggi giusti. Si è bruciato una bella chance. Impalpabile. (dal 62' Obi 5,5 - Prova qualche spunto ma niente di eccezionale…).

All: Ranieri 4,5 - Ha provato a dare velocità ed imprevedibilità in avanti sorprendendo tutti. Zarate però è inguardabile e solo Forlan si difende. Dietro i nerazzurri hanno rischiato il giusto ma poi a un secondo dal termine la concentrazione è calata e i francesi hanno colpito. Con l’ingresso di Oby al posto di Zarate ha dato l’ennesimo segnale di coraggio… Segnale puntualmente recepito dagli undici nerazzurri in campo… Milito o Pazzini no, eh?....

Arbitro: Cuneyt Cakir (Turchia) 5,5 - Niente di particolare da segnalare. Partita fallosa, ma corretta gestita abbastanza bene. Esagerata l’ammonizione a Chivu, forse era per "aiutarci" nella partita di ritorno...

lunedì 20 febbraio 2012

MOMENTO INTER: PERCHE' MOURINHO E' DAVVERO SPECIALE. E PERCHE' VA ASCOLTATO


Il nostro fotomontaggio: l'Inter si ama sempre e comunque, a testa alta!

Ecco perché Mourinho è davvero speciale. E perché va ascoltato.
"Grazie tifosi, io amo l'Inter, ma ora appoggiate squadra e Ranieri".

L'ANALISI - di Fabrizio Romano


"Se avessi voluto un lavoro facile sarei rimasto al Porto, con una bellissima sedia blu, una Champions in bacheca, Dio e dopo di lui, io". José Mourinho non è uno come tutti gli altri, ma neanche questo articolo è uno dei tanti perduti nell'elogio e nel rimpianto.

Perché José Mourinho è un uomo troppo intelligente per poterci anche solo far sognare un suo ritorno.
Non tornerà, almeno nelle vesti di allenatore. E fondamentalmente è tutto molto più bello e molto più giusto così. Perché Mourinho ha deciso di non danneggiare la sua immagine cristallina e storica associata all'Inter, ha deciso di lasciare il suo ricordo come un qualcosa di esclusivamente meraviglioso. Un qualcosa di straordinario da lasciare in un passato dorato. Tornare significherebbe fare molto meno e rompere l'incantesimo. Pensate se Maicon e Sneijder fossero andati via nella notte del 22 maggio, ad esempio: ne avremmo un ricordo meraviglioso, non avremmo questi due anni nauseabondi davanti da mandar giù. Uno spettacolo.

Ebbene, perché citare quella frase? Perché quello che ha detto Mourinho ieri sull'Inter è eloquente e fondamentalmente perfetto. Le sue parole fanno capire perché José è uno Special vero e perché vuole davvero il bene dell'FC Internazionale Milano. Come al Porto avrebbe potuto vivere di rendita per l'eternità, da allenatore del Real Madrid ormai esterno alle vicende dell'Inter avrebbe potuto sparare a zero su Ranieri e sull'attuale squadra per rimarcare il suo capolavoro nel 2009 e soprattutto nel 2010. Se avesse detto anche un "nessuno sarà mai come me all'Inter", che poteva anche starci, avrebbe preso gli applausi di tutti senza che nessuno potesse alzare il dito per dire il contrario. Non l'ha fatto. Ha voluto il bene della nostra Inter. Ha invitato la gente nerazzurra a non cantare il suo nome, ma quello di Claudio Ranieri e quello dei nostri giocatori. Perché l'Inter bisogna sostenerla, sempre. E ricordare troppo il passato vuol dire disintegrare il presente. Ovvero, fare il male dell'Inter.

E allora apprezziamo ancora una volta la grandezza di Mourinho, ringraziamolo e andiamo avanti per la nostra strada. Ascoltandolo. Perché lui, José, rimarrà per noi sempre il più bel ricordo possibile. Ma cristallizzarsi nel passato è un suicidio. Bisogna sostenere l'Inter di adesso. Bisogna restare uniti e combattere. Anche lamentandosi, ovviamente e giustamente (prendendo magari di mira non tutti, ma "qualcuno", senza fare nomi come dice lo scaricato Lele Oriali), ma senza imporre il passato. Altrimenti rimarremo per sempre vittime di un qualcosa che non c'è più e mai più ci sarà. Un appello inutile di pura rabbia, il sopravvento della foga sulla ragione. Non esiste, l'ha detto anche José. Non uno qualsiasi, uno che vuole il bene dell'Inter. Perché è davvero uno speciale, come tutti gli interisti. Tutti insieme. FORZA INTER!!

domenica 19 febbraio 2012

3-0 BOLOGNA, L'INTER SPROFONDA NEL BARATRO



Quarta sconfitta in cinque gare: il Bologna passeggia a San Siro.
Castaignos sputa, Moratti lascia lo stadio, l'Inter non c'è più...

IL COMMENTO - di Giuseppe Careri


A San Siro, l'Inter crolla di nuovo e questa volta a beneficiarne è il Bologna. Maicon va vicino due volte al vantaggio, ma i rossoblu puniscono i nerazzurri grazie al capitano Di Vaio che nel giro di un minuto (38' e 39') segna una doppietta. Zanetti e compagni non riescono nella ripresa a creare pericoli significativi. Il punto esclamativo lo mette anzi Acquafresca, che firma il 3-0 all'84'. L'Inter, uscita tra i fischi, è alla quarta sconfitta in 5 gare.

SFORTUNA ED ERRORI - E' un'Inter fiera dei suoi recenti errori quella che affronta il Bologna. Il primo tempo scioccante giocato contro il Novara sembra non abbia insegnato nulla ai nerazzurri che giocano a ritmi lenti e compassati anche contro i rossoblu di Pioli. Gli emiliani si limitano a contenere un possesso palla assolutamente sterile dei padroni di casa: d'altronde è un po' pretenzioso che Zanetti e Cambiasso, abili in interdizione e a fare il "lavoro sporco", possano anche essere le fonti del gioco. Se ne accorge anche Ranieri che alla mezz'ora trasforma il 4-2-3-1 in un 4-3-1-2 con Forlan in posizione di trequartista e Sneijder ad affiancare Pazzini. Quando le cose non girano, puntualmente si capitola appena se ne presenta l'opportunità: l'Inter, che era andata vicino al gol in un paio di occasioni con Maicon (nella prima il brasiliano aveva schiacciato la palla negli unici centimetri di porta presidiati da Gillet) incassa un uno-due micidiale del Bologna nel giro di un misero minuto. La firma è del capitano Di Vaio che capitalizza prima una sgroppata di Ramirez e uno svarione collettivo della retroguardia interista, poi un'amnesia colossale di Ranocchia che sbaglia il più elementare degli stop lasciando l'attaccante libero di infilare nuovamente Julio Cesar.

LA RESA DEFINITIVA - Nella ripresa, la squadra di Ranieri non si riprende dallo shock e non riesce a creare i presupposti per una rimonta. La Benamata non ha né la forze né le idee né soprattutto la qualità negli effettivi per reagire come accadeva in passato e produce a malapena un colpo di testa con Ranocchia disinnescato da Gillet e una ciccata con Forlan. Il tecnico testaccino prova disperatamente a mischiare le carte, mettendo anche giocatori fuori ruolo: inserisce Poli al posto di uno spaesato e fischiato Forlan e, dopo qualche minuto anche Castaignos lasciando Zarate in panchina. Il forcing dell'Inter non sortisce alcun risultato e anzi Acquafresca chiude la pratica. Impietosa e senza appello. Troppo facile criticare ora la formazione di Ranieri, ma emergono dei dati incontrovertibili: il mercato dell'Inter era ancora una volta accomodato a bordocampo (Palombo e Poli) o in infermeria (Guarin). E' la formazione con meno cartellini gialli di tutta la Serie A e questo significa che spesso sono mancati anche gli attributi. Occorreva ritrovare fiducia in vista della Champions, mentre adesso sarà durissima rimettere insieme i cocci di una squadra che non esiste più, in nessuno dei suoi reparti. Ma le notti più lunghe saranno quelle di Ranieri e di Moratti, che al 20' del secondo tempo ha preferito andarsene e risparmiarsi l'ultima parte del supplizio, compresi i fischi assordanti di San Siro.

CAOS E CRISI DI IDENTITA’ — Ranieri continua a cambiare assetti: parte col 4-2-3-1, che dovrebbe essere l’idea per l’ultima parte del campionato. Forlan largo e occupato con Faraoni a tornare fino alla difesa, Sneijder centrale, ma senza idee e soluzioni. Il modulo del triplete, senza un barlume di intensità di quell’anno, ovviamente non è la soluzione. Dopo mezz’ora si ricambia, con un 4-3-2-1 con Faraoni interno, Forlan (in chiara crisi di identità) a fare da rifinitore insieme a Sneijder, che finisce per stare ancora largo (ma non era bastato il tentativo col Novara?). Gli inamovibili Zanetti e Cambiasso giocano altri 90’ e affondano insieme alla bagnarola interista. Nagatomo si arrende per ultimo, Pazzini ne tiene poche, Lucio a un certo punto decide di fare il regista, nell’impeto di chi vuole risolvere da solo i problemi. Forlan e Ranocchia rischiano di pagare psicologicamente questa partita. E forse non sono i soli. Il calcio è strano, e magari l’aria di Marsiglia cambierà tutto. Ma l’impressione è che sarà dura.

RECORD IN NEGATIVO - Fino a pochi mesi fa si parlava dell'Inter che travolgeva un record dopo l'altro, quella che vinceva 5 scudetti consecutivi, che metteva in bacheca il 'triplete', che anche l'anno scorso aveva vinto tre titoli: Supercoppa di Lega, Coppa Italia e Mondiale per Club. Oggi è ancora l'Inter dei record, ma in negativo. Dopo 24 giornate di campionato la formazione di Ranieri ha subito questa sera il suo decimo ko, evento accaduto fino ad oggi una sola volta nella lunga storia nerazzurra nella serie A su girone unico, nella stagione 1946/47, conclusa con un anonimo decimo posto finale e 15 sconfitte alla fine delle 38 giornate. Negli ultimi 6 campionati - dal 2005/06 al 2010/11 inclusi - l'Inter aveva perso 5 volte in casa su 114 partite giocate; quest'anno, nelle prime 13 giornate casalinghe del campionato 2011/12 la formazione nerazzurra ha già perso 5 volte, che diventano 7 aggiungendo i due ko subiti al "Meazza" nel gironcino di Champions League, numeri record in negativo mai verificatosi nell'era-Moratti. Proprio al 1994/95, con Moratti entrato però a febbraio '95, invece, risaliva l'ultimo campionato nerazzurro in cui erano stati 5 i k.o. davanti al proprio pubblico, come oggi e come anche nelle stagioni 1954/55, 1946/47 e 1941/42, andando a ritroso. E i numeri del tracollo nerazzurro non finiscono qui: quella di oggi è la terza sconfitta di fila in campionato dopo lo 0-4 di Roma contro i giallorossi e lo 0-1 subito dal Novara domenica scorsa a San Siro: non succedeva in serie A, a casa-Inter, dal febbraio-marzo 2004 - allenatore Alberto Zaccheroni - quando le sconfitte consecutive furono addirittura 4. Infine il gol, questo sconosciuto: l'Inter non segna oramai da 291'. A 4 giorni dal ritorno in Europa e ripensando alla situazione di fine gennaio, ad Appiano Gentile e dintorni si è rovesciato il mondo.


Lo sputo di Castaignos a Raggi, che costerà 3 giornate di squalifica.

IL TABELLINO

INTER-BOLOGNA 0-3 (primo tempo 0-2)

Inter (4-2-3-1): Julio Cesar; Maicon, Lucio, Ranocchia, Nagatomo; Zanetti, Cambiasso; Faraoni (23' st Castaignos), Sneijder, Forlan (16' st Poli); Pazzini. A disp.: Castellazzi, Chivu, Obi, Palombo, Zarate. All.: Ranieri 4,5
Bologna (3-4-2-1): Gillet 6,5; Raggi 6, Portanova 7, Antonsson 6,5; Garics 6, Perez 6,5, Mudingayi 6,5, Morleo 7; Ramirez 7 (25' st Kone 6), Diamanti 6,5 (13' st Taider 6); Di Vaio 8 (31' st Acquafresca 6,5). A disp.: Agliardi, Cherubin, Pulzetti, Rubin. All.: Pioli 7,5

Arbitro: Damato
Marcatori: 37' e 38' Di Vaio (B), 39' st Acquafresca (B)
Ammoniti: Sneijder (I), Diamanti (B)

LE PAGELLE

JULIO CESAR 4 Gillet fa i miracoli, lui no. - Non sarebbe colpevole in nessuna delle reti felisinee ma... fanno 13 nelle ultime cinque partite.
MAICON 3 La sua colpa è quella di fare vacanze lautamente pagate da oramai un anno e mezzo. E anche stasera ha continuato il suo pigro e avvilente soggiorno sulla fascia destra. E' l'attaccante più pericoloso ma sarebbe un difensore, seppure con propensione all'offesa. Partecipa con i compagni alla follia difensiva di serata.
LUCIO 3 Venuta meno la sicurezza e la personalità si è trasformato in un dilettante. Negativo come il resto della retroguardia, proprio non va quando è affiancato da Ranocchia.
RANOCCHIA 2 Paga psicologicamente il primo gol di Di Vaio e gli regala il raddoppio. Rischia seriamente di bruciarsi. - L'assist con cui serve a Di Vaio la palla del 2-0 è degno di un trequartista di alto livello. Incappa nella ennesima serata difficile. Cercasi disperatamente Samuel.
NAGATOMO 4 Tanta corsa, tanta foga e poco costrutto. Un disastro in difesa. E' il più positivo in fase di costruzione della manovra (ed è un terzino) ma come i compagni compie errori clamorosi in fase di ripiego.
ZANETTI 4 Capitano di una nave oramai affondata. Nella serata nera della difesa nerazzurra stecca anche il Capitano. Capita anche a lui ogni tanto.
CAMBIASSO 4 Non è più il collante dei reparti, non è più la mente, il punto di riferimento. Non è più nulla. Inizia bene poi viene travolto nella serata no dei nerazzurri.
FARAONI 4 Non è aiutato da una tecnica adeguata. Al massimo potrà fare il terzino. - Ci prova con tutte le sue forze (e non sono poche) ma non riesce ad incidere. Apprezzabile per l'impegno.
SNEJIDER 4 Non è un leader. Forse perché ha sempre pianto la partenza di Mourinho e ha sempre vissuto di ricordi. Oggetto misterioso nell'Inter di Ranieri, spreca il 90% dei palloni consegnatigli ed è evidente che l'intesa con Pazzini è ai minimi storici.
FORLAN 3 Una statua di marmo, a cui non ci lega niente. Né i ricordi, né tantomeno il futuro. Rovina definitivamente la prestazione con un errore sotto porta non da lui, che mette in evidenza limiti fisici e forse psicologici dovuti al momento della squadra.
PAZZINI 4 I limiti tecnici e caratteriali sono stati oramai smascherati impietosamente. L'intesa con Sneijder è praticamente inesistente ed il Pazzo, attaccante di area di rigore straordinario, molto meno abile quando si tratta di appoggiare la manovra, sostanzialmente è nullo.
POLI e CASTAIGNOS s.v.
RANIERI – Ovvero: “Perdere l’onore” (parafrasando il titolo del suo omonimo cantante…). Questa squadra è lo zero assoluto. Non è di certo l’unico ad avere delle colpe specifiche, perché è una situazione figlia di scelte scellerate del presidente Moratti e della corte dei miracoli della quale si è circondato negli ultimi due anni nonché di calciatori mercenari con la pancia ormai troppo piena e/o non degni (o non più degni…) di indossare la gloriosa maglia nerazzurra. Tuttavia, è pure vero che è incapace di abbozzare una minima reazione. E comunque non sa motivare, trasmette ansia e compie scelte tattiche degne di un allenatore amatoriale indonesiano. Cos’aspetta a dimettersi come aveva fatto a suo tempo a Roma in una situazione comunque meno ridicola e nociva? VATTENE !!!

lunedì 6 febbraio 2012

MOMENTO INTER: CONSIDERAZIONI IN TUTTA AMAREZZA


Oriali abbraccia Eto'o: simboli della Grande Inter che non c'è più.

L'ANALISI - di Tolmino Menozzi

Smettiamo di credere alle favole, riappropriamoci della nostra razionalità e vediamo di fare alcune sane considerazioni in tutta amarezza.

La società ha calcolato tutto: ha ceduto Thiago Motta (pedina fondamentale, che poteva giocare in Champions League) nel momento in cui poteva realizzare il massimo bottino (bravi). Società quindi consapevole che in Europa non potrà avere vita lunga, quindi chissenefrega se Guarin non potrà giocare contro il Marsiglia e se è stato acquistato infortunato in un campionato ormai compromesso. Chissenefrega se nessuno si era accorto che anche Forlan non poteve giocare i gironi di qualificazione.

La testa era ed è concentrata su altri tavoli su cui si gioca l'esposizione finanziaria di Moratti. L'obiettivo prioritario è ridurre il deficit e poi vendere (ai russi della Gazprom?) a fine stagione una società indebitata il meno possibile dopo i fasti del Triplete. Ok ci può anche stare, basta però essere chiari e non scaricare le responsabilità su altri e sui tifosi fragili illusioni... Se questo è il progetto allora devo ricredermi sulle capacità manageriali di Branca e devo riconoscergli grandi meriti aziendalisti per quanto incassato e risparmiato in termini di ingaggio dalle cessioni di Balotelli, Eto'o, Motta e dalla clausola rescissoria di Mourinho.

La società pare talmente concentrata sul bilancio che non ha nemmeno la testa per ribattere alle gravi provocazioni di Agnelli. Quando Mou se ne era andato aveva capito, quando Eto'o aveva dato disponibilità ad andarsene aveva capito, quando hanno fatto fuori Oriali e delegato Branca a cedere subito Balotelli, fare il contratto a Benitez senza comprargli Kuit e Mascherano (sigh) abbiamo capito anche noi che c'era aria di smobilitazione, alla facciaccia nostra e dei nostri sogni.

L'avvento e la fuga immediata di Leo seguito dalla farsa Gasperini (che aveva chiesto solo Palacio non Leo Messi) per poi approdare al povero Ranieri che aveva chiesto solamente di tenere Motta, ci ha del tutto chiarito a che gioco stanno giocando. E' come se la tua donna/uomo ti stesse cornificando e continuasse a negare nonostante l'evidenza senza il rispetto dei tuoi sentimenti.

Celato dietro un "fairplay finanziario" tutto ancora da dimostrare, sembra che ci sia dietro un progetto per il quale è più facile vendere una società indebitata il meno possibile, oppure, in caso di mancanza di acquirenti, trovarsi tra le mani una società più facile da mantenere.

Purtroppo senza chiarezza e senza una guida rischiamo di bruciare i pochi giovani validi. Obi ,Poli e Faraoni non meritano queste umiliazioni. Alvarez merita tanta tanta tanta fiducia, Viviano va riportato a casa subito, Destro non andava svenduto, Bonucci era un nostro primavera, El Sharawi era stato opzionato da noi due anni fa e per questa politica con paraocchi ce lo siamo lasciati scippare senza reagire, come fatto con Sanchez e Bale prima che esplodessero. Ah già, allora c'era Oriali a suggerirci i giocatori buoni (vedi Maicon) prima che divenissero famosi.

Stiamo ritornando indietro anni luce ai tempi di Hodgson (sigh) dove perdemmo per strada campioni come Roberto Carlos, Pirlo e Seedorf solo perchè ci guidavano persone che non capivano nulla di calcio.... ma allora c'erano le finanze, oggi non più.

domenica 5 febbraio 2012

CROLLO A ROMA. LA SQUADRA STA PERDENDO LA TESTA?


Milito e Pazzini, due dei nerazzurri "spettatori non paganti" a Roma.

Dalle stelle alle stalle in 10 giorni, fino a questo Roma-Inter 4-0.
Ovvero come insultare calcio e maglia nerazzurra in 90 minuti.

IL COMMENTO - di Giuseppe Careri

Inesistente, impalpabile. Con queste due parole si può riassumere l’Inter vista a Roma. La squadra di fatto non è mai stata in partita, se non per una decina di minuti nella parte centrale del primo tempo. Poco da dire, il risultato è giustissimo e arriva più per nostri demeriti che per la prestazione offerta dai giallorossi. Squadra bassa ad aspettare ma in balia degli avversari, incapace di recuperare palla e ripartire, come aveva fatto invece perfettamente nella partita col Milan di appena tre settimane fa.

ROMA PADRONA - Sono apparse nette le difficoltà sia in fase difensiva che offensiva e le quattro occasioni concesse nei primi dieci minuti di gioco stanno li a dimostrarlo. E questo nonostante una mediana di sostanza, che sulla carta avrebbe dovuto garantire più solidità e copertura. Le punte sono apparse troppo isolate e l’assenza di un giocatore capace di fare da raccordo tra centrocampo e attacco si è fatta sentire pesantemente. Sicuramente il gol di Juan dopo solo 12’ ha spianato la strada ai giallorossi, ma lo è altrettanto che sino a quel momento solo la bravura di Julio Cesar aveva evitato la capitolazione.

NESSUNA REAZIONE - Neanche dopo lo svantaggio la squadra è riuscita a scuotersi, rimanendo in una sorta di torpore e vivacchiando sino alla mezz’ora, quando finalmente i ragazzi sono riusciti a creare un minimo di gioco. E proprio nel momento in cui si intravedevano timidi segni di risveglio, il gol di Borini in contropiede al 41’ ha chiuso di fatto l’incontro. Nell’intevallo fuori Cordoba per Samuel (costretto ad uscire per un affaticamento muscolare) e Poli per Pazzini. Quest’ultimo cambio ha lasciato tutti piuttosto perplessi e personalmente l’ho interpretato più come il tentativo di limitare i danni, piuttosto che di cambiare il volto di una squadra apparsa in netta difficoltà. Tentativo peraltro fallito dopo appena 3 minuti, quando Borini ha chiuso definitivamente il discorso mettendo a segno la rete del 3-0. Da li all’89’, minuto in cui Bojan ha siglato il gol del definitivo 4-0, la partita è scivolata via senza episodi degni di nota, se si esclude l’ingresso in campo di Faraoni al posto di uno spentissimo Maicon.

IL LATO POSITIVO? LA CLASSIFICA - Trovare il lato positivo ora è veramente difficile. L’unica nota lieta della giornata è che se Sparta piange Atene non ride, visto che nessuna delle quattro squadre che ci precedono è riuscita a raccogliere bottino pieno (anzi, ben due sconfitte per Lazio e Udinese, in lotta come noi per la Champions), lasciando di fatto invariata la situazione in classifica. Se si vuol ambire a qualcosa di più dell’attuale quinto posto bisognerà però invertire subito il trend negativo che ha visto l’Inter raccogliere un misero punticino nelle ultime tre partite. E proprio alla luce dei risultati delle dirette concorrenti, non potendo assolutamente recriminare per la sconfitta di oggi, pensare ai punti lasciati per strada con Lecce e Palermo fa ancora più male. Quanto è costato perdere a Lecce, pareggiare in casa col Palermo e perdere a Roma, quando davanti a te perdono o pereggiano quasi tutte? Facendo un punto in tre partite rimaniamo a 5 punti dal terzo posto, e considerando che al terzo posto c'è l'Udinese (non il Barcellona…) la situazione rimane molto fluida. Ma l'Inter dell'ultima settimana è preoccupante. Non si può andare giù di testa a febbraio, con mezzo campionato da giocare, a 15 giorni dalla Champions...

RIALZARSI E RIPARTIRE - L’imperativo adesso è quello di ritrovarsi e sfruttare al meglio il doppio turno casalingo con Novara e Bologna, magari recuperando più velocemente possibile tutti gli infortunati. Sneijder, Alvarez, Stankovic, Samuel e il nuovo arrivato Guarin, sono giocatori di cui oggi l’Inter ha dimostrato di non poter proprio fare a meno. Iniziare ad handicap è sempre difficilissimo e, come abbiamo visto anche l’anno scorso, prima o poi si paga dazio. Rialzarsi e ripartire: lo abbiamo già fatto e lo rifaremo. In tre settimane, dal derby a oggi, siamo tornati disastrosamente dalle stelle alle stalle. Non è un cerchio che si chiude: a chiudersi è una strana figura geometrica tutta bitorzoluta, convessa e concava, a onde, una rappresentazione irregolare e mostruosa che va da Novara a Novara (la prossima partita, appunto) e che ci ha visto trasformarci via via da "creatura da retrocessione" a "creatura da scudetto in rimonta" e poi, infine - siamo ai giorni nostri - in "creatura nè carne nè pesce", in creatura persa, chissà, forse la nostra reale dimensione. Quando, sotto di due reti, irrimediabilmente distanti dagli avversari, Ranieri ha potuto/voluto fare un unico cambio - fuori una punta e dentro un centrocampista, come fossimo stati 2-0 a nostro favore -, anche chi non mastica calcio da 44 anni come me, avrebbe compreso quanta scelleratezza e manifesta incapacità palesi il “comandante” Ranieri!

DA NOVARA AL... NOVARA - Dopo il derby, tre settimane fa, che pareva averci restituito speranze e ambizioni degne di noi, non ne abbiamo più azzeccata una. Ci è andata di lusso in casa con la Lazio, poi ci siamo inoltrati in questi dieci giorni da incubo: afferrata la zavorra, ci siamo lasciati trasportare negli abissi in assetto costante, cioè costantemente "alla cazzo" (scusate il termine). Partita persa a Napoli, a testa alta certo, ma persa. Partita persa a Lecce, ma con un po' di sfiga certo, con Femi Benassi fenomeno once in a life certo, ma persa. Partita pareggiata col Palermo, buttandola nel cesso senza se e senza ma. Partita persa a Roma, facendo schifo e facendosi asfaltare da tale Borini. Ora, speriamo che una settimana intera per riflettere e prendere fiato ci consenta domenica prossima di tornare in noi e battere la derelitta del campionato, nel ricordo di ciò che avvenne 19 giornate fa. Altrimenti è la fine…

RANIERI, I GIOCATORI, LA TESTA - Purtroppo il problema non è il solo Ranieri, come sarebbe facile pensare quando sullo 0-2 ti toglie una punta per mettere un centrocampista. Considerando chi mancava, il problema sta anche nelle teste di buona parte dei nostri giocatori, cui è bastato inanellare due o tre partite sfavorevoli per tornare negli abissi dell'autunno scorso. Si chiama psicolabilità, e giocando strapagati in serie A non è una bella cosa!!! Il problema è nella condizione scandalosa di alcuni dei nostri - per esempio Maicon, Lucio, Pazzini - che non è sopportabile dalla rosa dell'Inter attuale: se c'è gente che non rende, che gira a vuoto, che crea danni, non c'è possibilità di risolvere il problema.

BENVENGANO RUSSI O ARABI ! - Per alcuni questo è il prezzo del ringiovanimento: ogni tanto si hanno degli alti e bassi, è inutile poi cercare i responsabili… non possiamo poi mica stare li a criticare, a cosa servirebbe? Non azzardatevi di criticare i pluridecorati campioni, altrimenti vi si ricorda cosa non hanno vinto... Ecco, andando avanti di questo passo, bastonati e delusi i tifosi si pigliano bellamente ciò che gli arriva tra capo e collo, senza manco poter fiatare... tanto qualcuno direbbe, a che serve? Ma una cosa si può dire, con tutto l'amore che provo per questi colori, ora ci hanno rotto "rotto i coglioni"... Se la strada da prendere è un arabo (o un russo) per veder vincere i nostri colori, accetterei pure questo sacrificio, pur di non vedere trionfare la ladra che se la ride beatamente. Alla Juve che fa un aumento di capitale di 200 milioni di euro in 2 anni d'altronde del "fairplay finanziario" gliene può fregar de meno, è Paolillo e Moratti che devono sentirsi legati, mani e piedi... Il problema reale e' vivere, beandosi del passato, del trionfale passato senza un minimo di decente programmazione, basti guardare i continui cambi di allenatore in meno di 2 anni e l’ultima finestra di calciomercato! Ad esempio, il malcapitato Palombo ha giocato da schifo: così non vale neanche una gamba del capriccioso Motta; e avete visto come ha giocato Mariga che e' nostro ed abbiamo avuto la splendida idea di darlo al Parma in prestito? Potrei andare avanti ancora un ora ad elencare tutte le "cazzate" fatte ultimamente.

IL TABELLINO

ROMA-INTER 4-0 (primo tempo 2-0)

ROMA (4-3-3): Stekelenburg; Taddei, Heinze, Juan, Josè Angel; Gago (Dal 25' st Simplicio), De Rossi, Pjanic; Totti, Lamela (dal 29' Bojan), Borini (dal 36' st Piscitella). A disp.: Lobont, Kjaer, Rosi, Greco.
INTER (4-4-2): Julio Cesar; Maicon (dal 22' st Faraoni), Lucio, Samuel (dal 46' Cordoba), Nagatomo; Zanetti, Palombo, Cambiasso, Obi; Pazzini (dal 46' Poli), Milito. A disp.: Castellazzi, Ranocchia, Chivu, Castaignos. All.: Ranieri.

Marcatori: 12' Juan, 40 Borini, 3' st Borini, 44' st Bojan
Ammoniti: 10' De Rossi, 11' Maicon (I), 25' st Faraoni (I), 30' st Taddei

LE PAGELLE

Julio Cesar 4 – Qualche responsabilità sul gol di Juan così sulle altre reti giallorosse. Difesa e centrocampo di certo oggi non lo aiutano a trovare un pò di tranquillità.
Maicon 4 - Ha colpe evidenti in occasione del vantaggio di Juan di testa: si fa infatti facilmente sovrastare in area dal suo connazionale. Insolitamente spento, trova solo in un'occasione la via del cross. Spento. (Dal 22' st Faraoni 5,5 - Da tifoso laziale sente molto la gara ma offre una prova nervosa e si fa anche ammonire).
Lucio 4,5 - Soffre la velocità degli attaccanti giallorossi. Non riesce a contrastare a dovere Borini in occasione del terzo gol giallorosso.
Samuel 5 - Non molla mai il suo connazionale Lamela e si rivela fondamentale in diverse occasioni, tenendo in piedi da solo un intero reparto. Ma anche lui deve cedere ad un incontenibile Borini che lo beffa in occasione della prima rete della Roma. Sostituito all'intervallo. (Dal 1' st Cordoba 5 - Non riesce a sostituire al meglio il suo compagno di reparto).
Nagatomo 5 - Bravo e puntuale quando si tratta di contenere Lamela. Manca ai nerazzurri la sua usuale spinta sulla sinistra, ma che colpa ha se Ranieri lo tiene sacrificato in marcatura?...
Zanetti 5 - Cala vistosamente nella ripresa quanto tutta la squadra accusa un evidente mancanza di fiato. Subisce, insieme a tutti i suoi compagni di reparto, il dominio giallorosso a centrocampo.
Palombo 5 - All'esordio dal 1' con la maglia nerazzurra, ha l'arduo compito di non far rimpiangere Thiago Motta. Purtroppo non ha le stesse geometrie dell'italo-brasiliano, e si rende utile di tanto in tanto soltanto nella fase di interdizione.
Cambiasso 5 - Con il nuovo compagno di reparto (Palombo) c'è ancora poco affiatamento e si vede. Si danna l'anima ma oggi il centrocampo della Roma oggi è superiore. Chiamato nel secondo tempo dall’illuminato mister ad aiutare Milito nella pseudo-fase d’attacco!
Obi 4,5 - Corre tanto ma quasi sempre a vuoto. Commette più di un'ingenuità in fase di copertura. Evanescente.
Pazzini 4,5 - Si fa notare per la prima volta in avanti al 37' con uno stacco di testa su cross di Maicon, con palla che si spegne mestamente sul fondo. Certo che il “gioco” di Ranieri non lo aiuta… mai! (Dal 1' st Poli 5 – Spesso spaesato e molto nervoso, rischia qualcosa reagendo ad un fallo di Taddei che costa il giallo al brasiliano).
Milito 5,5 - Bravo a ripartire in contropiede dopo un errore di Gago ma quando si trova davanti Stekelenburg, non riesce a piazzare bene la sfera, bloccata facilmente dal portiere olandese. Isolato.

All. Ranieri 3 - Con l'assenza di Sneijder torna al suo "caro-classico" 4-4-2 non riuscendo tuttavia a ricompattare la squadra dopo i quattro gol incassati a San Siro dal Palermo: i nerazzurri appaiono infatti troppo attendisti e rinunciatari. Irritante soprattutto l’atteggiamento della squadra: ma non è l’allenatore che deve dare carica, convinzione ed entusiasmo?? Da interista doc, l’avrei cacciato già dopo la sconfitta con il Lecce: era già lì chiarissimo il copione del partite successive (vedi la pagliacciata della partita con il Palermo, commentata con irritante compiacimento dall’ineffabile timoniere di una corazzata ormai allo sbando!). Incomprensibile la sostituzione di Pazzini per un centrocampista, sul risultato di 2-0. ma. E purtroppo, siamo ormai da tempo abituati a questi colpi di genio.

sabato 4 febbraio 2012

UN SUCCESSO LA PRESENTAZIONE ALL'ARCO


Antonio Paganin tra le conduttrici Federica Giuliano e Francesca Reggiani.

Alla “Libreria All’Arco” l'ex campione Antonio Paganin ha presentato il suo libro “L’anima del Pallone”. Svelando tanti aneddoti...

IL COMMENTO - di Carlo Codazzi

Il pallone ha un’anima? E se c’è è un’anima nera o è linda? Il calcio italiano trasmette valori ed è un passepartout per una vita felice e divertente o dopo averti illuso ti sprofonda in un buco nero?

Il libro scritto da Antonio Paganin, 12 anni vissuti tra i professionisti del calcio con le maglie del Bologna, della Samp, dell’Udinese, dell’Inter , dell’Atalanta e del Verona conquistando 2 Coppe Uefa con l’Inter e 2 Coppe Italia coi colori blucerchiati, mette a nudo l’anima del calciatore, i suoi sentimenti, le sue emozioni, illusioni, gioie, tentazioni, cadute, rinascite, tenacia e fragilità, tutto ciò che si agita nell’interiore dell’atleta del pallone sul campo e fuori perchè la partita non si esaurisce all’interno dello stadio, la sfida si protrae anche fuori dal rettangolo di gioco dove la fama e il successo diventano un cavallo bizzoso e selvaggio che bisogna saper cavalcare e domare.


Paganin ha firmato numerose copie del suo libro "L'anima del Pallone".

Antonio Paganin ha coinvolto il pubblico della Libreria All’Arco lo scorso venerdì, all’interno della presentazione del libro “L’Anima del Pallone” da lui scritto assieme all’amico Adriano Gennari, facendo scoprire agli appassionati di calcio quelle sfaccettature della professione del calciatore che restano spesso nascoste ed appannaggio esclusivo degli addetti ai lavori.

Paganin ha saputo trasmettere sensazioni vere, svestendo il calciatore della patina dorata che avvolge le star per mostrarlo per quello che è, ovvero una persona che svolge un lavoro, una professione senza dubbio diversa e affascinante, ma piena d’insidie che va affrontata, come tutte le attività lavorative, con estrema serietà, con tanto impegno e spirito di sacrificio, evitando di basarsi solo sul talento donato da madre natura per “fare leva” sulla forza interiore che deriva dall’essere portatori di valori sani, dei valori veri che devono accompagnare l’esistenza di qualsiasi essere umano che sia calciatore o altro. Il pubblico ha apprezzato e applaudito l’uomo Paganin che, con merito, ha saputo cogliere il successo nel suo debutto di scrittore così come lo ha saputo conquistare da calciatore.


Paganin durante la lunga chiacchierata alla "Libreria All'Arco".

Dopo la perfetta introduzione della conduttrice dell’evento, la giornalista Francesca Reggiani, Antonio ha risposto con disinvoltura alle domande postegli dalla stessa Reggiani, dal pubblico intervenuto e dall’ospite vip, la bellissima Federica Giuliano “Miss Reggio 2011”, mostrandosi all’altezza anche nel ruolo, per lui inconsueto, di relatore riprendendo le tematiche del libro che si legge tutto d’un fiato perché scritto con stile “fluido”, diretto e coinvolgente.

Tanti gli aneddoti descritti nell’opera di Paganin e Gennari, ma Antonio ne ha svelati anche altri, inediti, come quello che ha visto protagonista lo stesso Antonio con Berti, Klinsmann e Angelo Orlando autori di una lunga nottata nella “Milano da bere” dopo un netto successo dell’Inter per 5-1 sul Bari. Al rientro, alle 5 del mattino, nella hall della “Pinetina”, seduto ad un tavolo c’era Trapattoni che non ha proferito parola, ma ha accompagnato i "nottambuli" con uno sguardo tanto gelido quanto eloquente lungo tutta la scala che introduceva Antonio e compagni alle loro camere. Il giorno dopo solo poche e semplici parole per Paganin da parte del mitico “Trap". Ricordatevi sempre che siete un capitale della società che in voi ha riposto fiducia. Ok il divertimento, ma occorre essere responsabili. Parole che Paganin ha fatto proprie non “sgarrando” più.

Scorrendo le pagine del libro troverete campioni del calibro di Maradona, Mancini, Zenga, Bergomi e altri che, purtroppo, hanno attraversato il calcio professionistico come “meteore” (quale, ad esempio, Marco Macina) visti e filtrati dagli occhi di un giovane ragazzo di provincia che si affaccia alla ribalta dello sport nazionale con speranza e fiducia nei propri valori morali.


Uno scatto dell'evento. A destra Lorenzo Facchinetti di C-Radio.

Paganin non poteva esimersi dal commentare l’attuale situazione dell’Inter (squadra che gli è rimasta nel cuore) considerato che l’evento è stato organizzato dall’Inter Club Reggio Emilia con la collaborazione della Libreria All’Arco e di C-Radio : "Dopo anni di successi è logico che capitino annate meno fortunate – ha chiosato l’ex terzino nerazzurro -. L’Inter tornerà presto a vincere, ma se un campione come Sneijder diventa un problema il limite non può essere suo, ma del tecnico che non sa uscire dalla routine di schemi a lui consueti”. Il consiglio è di acquistare “L’Anima del Pallone professione Calciatore” edito da Totus, prezzo 12 euro. Con una certezza: nonostante i tanti scandali, i processi, la violenza, gli stadi inospitali,i gossip, il calcio italiano, come ha dimostrato in campo e lo mostra ogni giorno nella sua seconda vita, quella “normale”, Antonio Paganin, ha ancora un’anima…e non è nera.


Paganin con il presidente dell'Inter Club Reggio, Carlo Codazzi.


Una parte di pubblico durante la presentazione (Foto Andrea Boni).

venerdì 3 febbraio 2012

L'ULTIMA FOLLIA DI AGNELLI: "MOGGI IL MIGLIORE"


Andrea Agnelli tra Moggi e Giraudo: sì, c'era anche lui... eppure...

Andrea Agnelli non demorde e lo fa sapere in un'intervista esclusiva a "Studio Sport XXL - la top ten della settimana" che andrà in onda sabato notte alle ore 00.30 su Italia 1.

"Togliere qualcosa a Inter e Milan come scherzo di Carnevale? Ai nerazzurri non leverei niente perché lo scudetto del 2006 era già nostro, al Milan la Champions League del 2003. Lo scudetto del 2006 è una questione di giustizia, sono emersi fatti nuovi che hanno profondamente modificato quelli di 6 anni fa e perciò cercheremo di portare avanti le nostre convinzioni in ogni sede possibile. In quel periodo nel suo lavoro Moggi era il più bravo di tutti, come lo fu Allodi in passato. Giraudo, invece, per me è stato un punto di riferimento, come un padre, e come tale c'erano affetti e conflittualità", dice il presidente della Juventus.

"La Juve per la mia famiglia è sempre stata una passione avvolgente, ma siamo più di cento e non so se tutti hanno una fede bianconera. Ad ogni modo vincere per noi non è importante, è l'unica cosa che conta, come diceva Boniperti. Lui e Del Piero rappresentano al cento per cento il dna Juve", aggiunge Agnelli. Infatti lo aveva appena silurato, Del Piero...

Quest'uomo andrebbe radiato per il bene del calcio.


TROVA LE DIFFERENZE


Il gol di Pazzini sul Lecce: i nerazzurri nel tunnel rifiutarono la combine.

Erodiani: "Combine Inter-Lecce? L'Inter disse no"

Scottanti rivelazioni arrivano da uno degli arrestati di Cremona nell’ambito del caso Last bet. Si tratta di Massimo Erodiani che rivela interessanti retroscena sul match del 20 marzo 2011 tra Inter e Lecce, partita che sarebbe dovuta finire con un ‘over’, ovvero con almeno tre gol segnati: “La partita era stata preparata per il meglio – racconta Erodiani -, ma nel tunnel l’accordo saltò perché i giocatori dell’Inter non accettarono. La combine prevedeva che il Lecce passasse in vantaggio, venendo poi rimontato dei nerazzurri. Daniele Corvia, insieme a Ferrario, Vives e Rosati, era stato corrotto dalla banda degli ‘zingari’: mi disse che il tutto saltò per il rifiuto dei giocatori nerazzurri”.

I fatti poi sono noti: l‘Inter effettivamente vinse, ma solo 1-0, grazie a un gol di Pazzini.

giovedì 2 febbraio 2012

IL PRINCIPE NON BASTA: PAZZESCO 4-4 SOTTO LA NEVE


Un super Milito indica "quattro" con le dita, come i gol segnati al Palermo.

L'Inter perde la grande occasione di accorciare la classifica.
Milito non basta: sbagliato lasciare troppo spazio a Miccoli.

IL COMMENTO - di Giuseppe Careri

Festival del gol a San Siro tra Inter e Palermo, in una partita che sembra non poter smettere mai di regalare emozioni. Finisce 4-4 lasciando molta amarezza in bocca agli uomini di Ranieri che dopo essere passati in svantaggio, si fanno recuperare ben 2 volte da uno stratosferico Miccoli. Nell’Inter superlativa la prestazione di Milito che realizza addirittura quattro reti, ma nel finale viene inspiegabilmente sostituito da Ranieri. Il terzo posto, dopo la vittoria dell’Udinese, è lontano cinque punti e la gran rincorsa sembra essere stata quasi annullata con solo due partite.

RIMONTA SPRECATA... - Per la serie: come sciupare in quattro giorni i punti che a fatica si erano recuperati in due mesi. Prima la sconfitta con il Lecce, ora il pareggio contro il Palermo, in una partita spettacolare soltanto per chi di calcio capisce poco. Qualcuno mi spieghi dov’è lo spettacolo, se in campo i giocatori non riescono a stare in piedi, se si gioca a temperature siberiane e se prima di tutto bisogna stare attenti a non farsi del male. Solo un calcio piegato agli interessi economici delle televisioni può accettare di andare in onda, a febbraio e sotto zero, alle nove di sera.

IL DOPO MOTTA - Una partita incredibile, per come si è sviluppata e per il risultato finale. La vigilia è stata dominata dal solito tormentone Sneijder sì/Sneijder no e dal consueto dubbio tattico: 4-3-1-2 o 4-4-2? Nodo sciolto con una decisione salomonica: seconda ipotesi, con l’olandese schierato esterno sinistro di centrocampo. Che non ha demeritato, è stato brillante, volenteroso e sempre nel vivo del gioco, ma che è stato comunque sostituito con Obi nella ripresa. Una decisione molto discutibile. Altra novità, Poli dal primo minuto accanto a Cambiasso. Bye bye Thiago Motta: sia fatta (sempre) la volontà del giocatore.

IL PRINCIPE E IL... RANOCCHIA - Il terreno di gioco non aiutava, ma l’Inter ha fatto vergognosi ed inquietanti passi indietro nella fase difensiva. Un gol su palla inattiva (0-1 di Mantovani), con il pallone che passa a mezzo metro dalla linea di porta e senza che nessun nerazzurro riesca ad intervenire, non è colpa del fato. Ranieri ha preferito dare precauzionalmente un turno di riposo a Samuel, ma Ranocchia si è rivelato un pessimo sostituto. Emblematico il rinvio di testa che ha innescato la terza segnatura del Palermo (Miccoli). Ma anche l’allegra marcatura che ha consentito all’attaccante salentino di riportare in vantaggio il Palermo. Lo stesso Julio Cesar non ha brillato e, in pratica, non ha effettuato neanche una parata. Dal marasma generale si sono salvati Nagatomo, che almeno spinge sulla fascia, cosa che Maicon non riesce più a fare con l’intensità di un tempo; Cambiasso e Zanetti, che ci mettono sempre l’anima; Milito, tornato ad essere il cecchino implacabile di un tempo. Quattro gol (uno in leggero fuorigioco, per la verità, ma anche uno annullato ingiustamente) che hanno consentito all’Inter di riacciuffare i rosanero per ben due volte e per altrettante di passare in vantaggio, ma che non sono bastati per portare a casa i tre punti. Un vero record. Il pareggio definitivo (tripletta di Miccoli), subìto quasi in contropiede, a pochi minuti dal fischio finale e con la difesa schierata malissimo, si commenta da solo. Ed è la fotografia dell’attuale condizione dei nerazzurri.


L'incredibile risultato di San Siro, maturato su un campo ingiocabile.

IL TABELLINO

INTER-PALERMO 4 - 4 (primo tempo 1-1)

Inter: 1 Julio Cesar 5; 13 Maicon 5,5, 6 Lucio 5, 23 Ranocchia 5, 55 Nagatomo 6; 4 Zanetti 6, 19 Cambiasso 5,5, 18 Poli 6 (19′ st Palombo 6); 10 Sneijder 6 (22′ st Obi 5,5); 7 Pazzini 6, 22 Milito 9 (42′ st Zarate s.v.). A disposizione: 12 Castellazzi, 2 Cordoba, 26 Chivu, 30 Castaignos. Allenatore: Claudio Ranieri.
Palermo: 1 Viviano 5; 6 Munoz 5 (17′ st Pisano 6), 2 Mantovani 6, 3 Silvestre 5,5, 42 Balzaretti 6,5; 23 Donati 6, 5 E. Barreto 5,5, 16 Zahavi 5 (18′ st Ilicic 6); 14 Bertolo 6; 9 Budan 5,5 (30′ st Vazquez 6), 10 Miccoli 9. A disposizione: 33 Tzorvas, 13 Aguirregaray, 20 Acquah, 24 Mehmeti. Allenatore: Bortolo Mutti.
Marcatori: 17′ Mantovani (P), 22′, rig. 10′ st, 16′ st, 24′ st Milito (I), 7′ st, 21′ st, 40 st Miccoli (P).
Arbitro: Marco Guida.
Note. Ammoniti: 9′ st Munoz, 38′ Obi.

LE PAGELLE

Julio Cesar 5 – Poco reattivo sulle quattro reti messe a segno dai rosanero.
Maicon 6 - Monta le catene da neve asfaltando la fascia di destra, autore di diverse iniziative pericolose con palloni velenosi scodellati all’interno dell’area di rigore avversaria, come in occasione della rete messa a segno da Milito che regala il pari ai suoi. Disattento, però, in fase difensiva.
Lucio 5 - Autentico marcatore d’area di rigore, mostra tutta la sua fragilità quando viene sfidato in velocità, come in occasione della quarta rete ospite messa a segno da Miccoli. Spesso si avventura in avanti, dimenticando che è anzitutto alla difesa che dovrebbe badare; in particolare, come si fa a 5 minuti dalla fine, a risultato acquisito, a “marcare” lo scatenato Miccoli di giornata a 10 metri?...
Ranocchia 4 - Non perfetto in azione di copertura sul diretto avversario di turno, si dimostra impreciso anche in azione di disimpegno, venendo bruciato da Miccoli in occasione del 2-1 rosanero. Non è un caso che spesso quest’anno l’Inter abbia preso valanghe di goal con lui (o suo zio?...) in campo!
Nagatomo 6 - Autore di un paio di buone diagonali difensive, appoggia solo a fasi alterne l’azione offensiva della sua squadra, procurandosi però il rigore che riporta i nerazzurri sul pari; un po’ in ritardo però la chiusura su Miccoli in occasione della rete del 3-3 del capitano rosanero. A sua parziale discolpa continuo comunque a chiedermi dov’erano i 195 cm di Ranocchia in quel momento…
Zanetti 7 - Pedina imprescindibile del centrocampo nerazzurro, prezioso il contributo del capito dal punto di vista tattico, bravo a coprire la posizione di Maicon in occasione delle iniziative offensive dell’esterno brasiliano, non disdegnando iniziative personali in appoggio alla manovra d’attacco della sua squadra.
Cambiasso 6,5 - Sentinella davanti alla difesa, da un suo break nasce l’azione del 3-2 nerazzurro.
Poli 6,5 - Regala il suo contributo alla squadra in fase di non possesso, rendendosi protagonista di una prestazione positiva. Mi chiedo perché Ranieri non gli dia più spazio… Dal 64’s.t. Palombo 6 – All’esordio in maglia nerazzurra non riesce a inserirsi appieno nei meccanismi della sua nuova squadra; splendida l’apertura per il capitano in occasione del 4° goal del Principe.
Sneijder 6,5 - Marcato stretto da Donati non riesce a rendere al meglio da trequartista, risultando invece pungente quando viene dirottato sull’out di sinistra da Ranieri. Perché sostituirlo?... Dal 67’s.t. Obi 6 – Regala corsa e dinamicità al centrocampo nerazzurro.
Milito 9 - Conferma la sua natura di ‘bestia nera’ del Palermo, con il poker che conferma i segnali di risveglio per il Principe. Partita da incorniciare non solo per la quadripletta, ma anche per l’incessante contributo dato alla squadra. Perché sostituirlo?.... Dal 87’s.t. Zarate s.v.
Pazzini 6 - Si muove molto all’interno dell’area di rigore non regalando riferimenti ai centrali rosanero, dannandosi la vita alla ricerca della realizzazione personale. Impreciso e nervosetto…

Allenatore Ranieri 4,5 – La sua squadra getta sul campo tutta la sua rabbia maturata dalla sconfitta nel turno precedente contro il Lecce, non sfruttando a dovere l’ottima serata del bomber Milito a causa delle numerose disattenzioni del pacchetto arretrato. Non credo ci volesse molto a capire che l’unica vera insidia ieri era Miccoli; e non credo ci volesse molto a comunicare ai suoi di marcarlo a 10 centimetri e non 10 metri!... Anche ieri cambi senza senso, in particolare le sostituzioni di Sneijder e di Milito. Irritante poi l’atteggiamento incosciente e superficiale tenuto dopo la partita, ai microfoni delle varie tv.